"Veri Guru, Falsi Guru" di Paolo Franceschetti

"Veri Guru, Falsi Guru" di Paolo Franceschetti

Questo scritto prende le mosse da un recente articolo che ho trovato su internet e che mi ha definito "falso profeta", poi accostandomi a "guru" come Rael. Al di là dei deliri che l'articolo conteneva e delle cose inesatte nonché della erronea interpretazione di alcune frasi che ho scritto, che venivano estrapolate dal contesto per assumere un significato del tutto opposto alle mie intenzioni, tale articolo mi è servito per interrogarmi sul concetto di "falso guru" "vero guru" vero profeta e falso profeta. Guru significa in sanscrito "colui che disperde l'oscurità". In generale viene tradotto come "maestro" o "insegnante". Nella cultura orientale la figura del guru non solo non è vista in modo negativo, ma è apprezzata e ricercata. Da noi invece il termine assume una connotazione negativa. Vedremo dopo il perché. Iniziamo col dire che non c'è niente di male nell'avere un guru. Il guru è semplicemente una persona più saggia di noi, più esperta, che insegna qualcosa. Siccome nessuno di noi nasce consapevole saggio e onnisciente, abbiamo tutti bisogno di uno o più guru che in genere sono i nostri genitori, alcuni insegnanti, e maestri di arti o discipline. Il guru poi rispecchia il grado evolutivo del discepolo. Alcuni scelgono come guru Totò Riina, perché lo richiede il loro ambiente culturale, la loro formazione. Altri, che mirano solo successo materiale e ai soldi, possono scegliere come guru Fabio Briatore (eccezionale documento in tal senso è il programma The apprenctice su Cielo TV dove alcuni ragazzi sgomitano e fanno a gara per diventare boss della finanza, avendo come guida "spirituale" Briatore). Insomma, in questo campo vale il detto "ognuno ha il guru che si merita". In realtà tutti hanno, che lo ammettiamo o no, dei guru. Da piccoli poteva essere il leader del "gruppo del muretto"; da grandi forse ci siamo scelti un professore universitario, un insegnante di arti marziali, il leader politico del partito cui abbiamo aderito ma può essere anche un cantante un artista uno scrittore. Il guru perfetto, il vero guru distinto dal falso guru, dovrebbe essere una persona illuminata, perfettamente equilibrata, saggia, che abbia sempre la parola giusta al posto giusto. Soprattutto, dovrebbe essere una persona che ha le risposte alle principali domande della vita: perché viviamo, perché moriamo, come poter essere felici in questa vita, come trovare il proprio scopo nella vita, come affrontare le principali sfide della vita. Il guru dovrebbe poi essere una persona che mette gli allievi nella condizione di trovare da soli le risposte ai quesiti, e che li pone in condizione, un giorno, di poter "superare il maestro". In questo senso oltre a Gesù cristo possono essere considerati "veri" guru molti personaggi vicini alla perfezione Yogananda, Osho, Ivanov, Steiner, Maharishi, Krisnamurti, San Francesco. Ma se questi possono essere considerati veri guru per la perfezione del loro pensiero, il concetto di "falso guru" è sbagliato in partenza, nel senso che ciascuno può essere un guru in determinato settore, o per alcuni aspetti. Esistono infatti personaggi meno importanti nella storia dell'umanità, ma che comunque possono essere considerate delle buone guide per risolvere uno o più problemi. Penso a Louise Hay, Gregg Braden, ma anche a "guru" americani come Joe Vitale o Van Dyer. Esistono poi guru nei vari settori del sapere, dalla medicina al diritto, allo sport. Se queste premesse sono giuste, allora mi sono domandato perché nella nostra cultura occidentale il concetto di guru è visto in modo negativo e il termine viene utilizzato in modo spregiativo. Mi sono inoltre domandato come mai le persone che perdono tanto tempo a individuare e denunciare i falsi guru, non impiegano almeno un tempo uguale per indicare quali, a loro dire, sarebbero veri guru. Le risposte vanno ricercate nell'arroganza della cultura occidentale, che pretende di dare sempre una spiegazioni scientifica a tutto, che ha imposto le democrazia a colpi di cannone ovunque nel mondo, e ha preteso di distruggere intere civiltà (i nativi americani sia al nord che in Sudamerica, gli indigeni dell'Amazzonia, intere tribù africane) solo perché queste non erano abbastanza "civilizzate", e che così facendo ha distrutto ogni aspetto spirituale nella società. Questa società produce una massa di persone che non cercano risposte perché non sanno neanche che esistono delle domande; che procedono meccanicamente come robot; che sono convinte di essere informate perché leggono un quotidiano e guardano i TG; e che non sentono di aver bisogno di guide perché non si rendono neanche conto del disagio che hanno nel vivere. Nelle cultura orientale tradizionale, specialmente indiana, era posta molta attenzione alla formazione spirituale delle singole persone; per fare questo si invogliavano quindi già i giovani a cercarsi un maestro spirituale che potesse dare i primi insegnamenti. In generale, tutti i più grandi personaggi dell'oriente, da Yogananda a Ramana Maharishi, considerati dei guru, avevano a loro volta dei guru, i quali avevano a loro volta altri guru. Yogananda ad esempio era allievo di Sri Yuktesvar, il quale a sua volta aveva avuto come guida Lahiri Mahasaya. Krishnamurti, prima di diventare un maestro spirituale, aveva avuto a sua volta dei maestri. Rivalutare il concetto di guru, invogliare i giovani a cercare un guru, spiegando i criteri con cui si può selezionare un buon maestro da uno falso, significa molto semplicemente ammettere la propria ignoranza, e andare alla ricerca di risposte che non siamo in grado di fornirci da soli, ascoltando chi certe risposte le ha. Non è impossibile arrivare da soli all'illuminazione (pare che lo stesso Buddha ci sia riuscito da solo) ma certamente si fa più fatica e ci si impiega più tempo. Così come non è impossibile studiare da soli una materia qualsiasi, ma certamente con un buon insegnante si risparmia tempo e si ottimizza lo studio (lo so bene io che, ad esempio cerco di studiare da solo l'astrologia ed infatti non ne cavo un ragno dal buco e che ho impiegato anni per capire i concetti base dell'esoterismo, in mancanza di validi insegnanti). Ammettere la propria ignoranza è il primo passo per acquisire maggiore consapevolezza e crescere sempre in conoscenza. Il proprio percorso di crescita personale, quale che esso sia, si arresta quando si pensa di aver capito tutto e si giunge a quell'atteggiamento tipico di molte persone, che ritengono di non avere più niente da imparare. Andare alla ricerca di un guru significa quindi, molto semplicemente, ammettere di non essere perfetti e di dover imparare ancora qualcosa. Il guru trovato poi rispecchierà necessariamente il nostro livello di conoscenza e coscienza. Il guru cioè, è lo specchio di noi stessi e riflette quello che noi siamo e vogliamo diventare. Tutto ciò permette di capire il motivo per cui in occidente il concetto di guru è visto negativamente. Il motivo è, in soldoni, il controllo della popolazione. La società occidentale è volutamente priva di punti di riferimento spirituali. Si inculca nelle persone l'arroganza del potere, dei soldi e del successo, con il risultato che i personaggi che fungono da punti di riferimento per i giovani sono figure completamente prive di spiritualità e idonee, col tempo, a creare disagi, depressioni, sensi di vuoto e infelicità. L'obiettivo non dichiarato, ma fondamentale, è quello di creare una massa di persone infelici, e come tali manipolabili; perché solo la persona felice non è manipolabile dal sistema, non accetta di partecipare a guerre stupide, non accetta di essere corrotto, non accetta di uccidere qualcuno senza motivo. Inoltre creando una massa di persone stupide con un bassissimo livello di coscienza e consapevolezza, è facilissimo manipolare elezioni, informazioni, consumi, ecc., perché la maggior parte delle persone non è in grado di riconoscere il bassissimo livello di coscienza e spiritualità di politici, amministratori, professionisti, e non sa distinguere il livello di saggezza di Umberto Bossi o Mario Monti da quello di un Dalai Lama. Da qui la guerra alle "sette" che plagiano il cervello e ai "falsi guru", senza che ovviamente venga mai offerta un'alternativa valida e dimenticando che se per "setta manipolativa" si intende una comunità che impone comportamenti sbagliati, facendo un lavaggio del cervello agli adepti e cercando di impedire il libero pensiero e la crescita personale, allora la setta più pericolosa è costituita proprio dalla società in cui viviamo. A quanti mi indicano tra i falsi guru, posso rassicurarli una volta per tutte. Il mio livello di consapevolezza e conoscenza è pari a quello di molti miei lettori che hanno meno della metà dei miei anni. Personalmente, ho raggiunto agli attuali 48 di vita un livello di conoscenza e consapevolezza che ritrovo in alcuni giovani da poco maggiorenni, per il semplice fatto che non essendo mai riuscito a trovare una guida spirituale veramente completa, ma essendomi sempre imbattuto in personaggi mediocri che potevano al massimo fornirmi qualche indicazioni generica, ed essendo cresciuto in un periodo in cui internet non esisteva, ho da solo, con fatica, acquisito una conoscenza che molti giovanissimi hanno invece potuto conseguire in poco tempo grazie a letture disparate. Io posso essere un guru su alcune cose, principalmente per chi muove i primi passi nel mondo dei cosiddetti poteri occulti, ma ho bisogno a mia volta di riferimenti più saggi e competenti di me in molti settori. D'altronde, quando mi demoralizzo, pensando al tempo perso nella mia vita e rimpiango di non aver incontrato le persone giuste prima, mi consolo guardando i guru della televisione, con un livello di consapevolezza e conoscenza di poco superiore ad un ameba. Dato che oggi i guru più in voga sono alcuni leader politici, alcuni presentatori televisivi, nonché alcuni imprenditori, sportivi e giornalisti, non c'è da meravigliarsi se la massa delle persone sono a un livello di consapevolezza più vicino a quello di un minerale che di un essere umano. E il paradosso dell'ignoranza è che la maggior parte delle persone è talmente inconsapevole della propria ignoranza che spesso mi ritrovo persone che, pur sapendo che sono il legale di alcuni ragazzi coinvolti nel processo delle bestie di Satana mi danno dei consigli: "a mio parere i ragazzi sono colpevoli". Ah si, domando, e da cosa lo deduci? "ho visto alcune trasmissioni.... Hanno certo occhi". Insomma, la tv come parametro per valutare il bene e il male, il giusto e lo sbagliato. Io ho come modelli di riferimento Yogananda, Osho, Aivanhov, Steiner, e come ho detto spesso, trovo punti di riferimenti viventi più colti e saggi di me in Carpeoro, Cammerinesi, Carotenuto, Padre Rolando e altri ancora; devo ancora capire molte cose, e penso che arriverò a ottanta anni – se mai ci arriverò - senza aver avuto il tempo di capire tutte le cose importanti da capire. E a quelli che pensano di aver capito tutto perché leggono L'espresso e Panorama, o perché hanno visto qualche trasmissione in TV, mi verrebbe da dire: per favore, ditemi come fare a capire tutto, perché io, attualmente, ancora mi sento spesso come uno che non ha capito niente.


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