"Mamma, perché?" di Paolo Franceschetti

"Mamma, perché?" di Paolo Franceschetti

Qualche giorno fa parlavo con una mia amica. La bambina di due anni e mezzo era andata al cimitero e per la prima volta aveva visto la tomba della nonna che lei non ha mai conosciuto. Quando ha saputo che la nonna era in cielo si è messa a piangere. “Piange perché se la nonna è in cielo capisce che potrebbe andarci anche l’altra nonna, o io...” “Bisogna spiegarle che in cielo c’è un posto bellissimo e che poi tutti si ritrovano sempre. E che sono contenti più lassù che qua. E che un giorno si va a trovarli”, dico io. “Io eviterei di dirle qualunque cosa fino a che non chiede, e quando chiede le direi “andiamo a vedere” e la guido”. “Ma ora non è come se avesse chiesto? Se piange, vuole sapere la risposta”, dico. “No, ancora non sa chiedere. Non sa come chiedere e questo precede lo sforzo di fare la domanda. Se le rimane il dubbio, un giorno questo dubbio avrà forma. Poi lo esprimerà, e allora lì potrò rispondere. Per ora c’è solo l’embrione della domanda. E deve formarsi. La maggior parte della gente non si pone proprio le domande, perché fin da piccoli non facevano in tempo a porsele che già avevano la risposta. Questi sono condizionamenti. E in questo modo li condizioni a non avere nemmeno dubbi. I bambini in realtà hanno sempre delle domande, ma sono embrionali, gli viene risposto prima che il processo di espressione della domanda stessa sia terminato”. Il pensiero mi va a quello che dice sempre Carpeoro: che la gente non si pone più domande, non si domanda “perché?” ma si chiede solo “come”. Lo vedo nelle indagini di cui mi sono occupato negli anni. Nessuno ha mai periziato tutti i proiettili sparati contro la scorta di Moro. Il perché nessuno se l’è mai domandato. Nessuno ha mai individuato un solo mandante nelle stragi italiane. E nessuno si domanda il perché. Il mostro di Firenze colpisce a 500 metri dalla casa del PM che conduce le indagini, Piero Luigi Vigna, e nessuno sottolinea la cosa e i giornalisti non notano questa stranezza.  E nessuno si domanda perché. Ci dicono che bisogna accumulare, avere successo. Ma pochi si domandano perché. C’è una crisi economica senza precedenti, che potrebbe essere risolta semplicemente se lo Stato si riappropriasse della facoltà di stampare lui la moneta, senza far dipendere le scelte economiche dalla BCE, e se si abbassassero le tasse. Ma nessuno si domanda perché non lo si fa. Ci dicono che l’ISIS vuole far guerra all’Occidente, e fin qui ok; ma colpiscono solo obiettivi civili, e mai obiettivi militari, o obiettivi seri con cui fare danni incalcolabili (come centrali nucleari, centrali elettriche, ecc.). Ma nessuno si domanda perché. Non parliamo poi delle domande fondamentali. Perché viviamo? Perché moriamo? Perché esiste il male nel mondo? Perché di qualsiasi cosa, c’è sempre un perché. Ma la gente in effetti si chiede solo come, quasi mai perché.

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