"Gelosia, Tradimento e Lavoro Spirituale" di Paolo Franceschetti

"Gelosia, Tradimento e Lavoro Spirituale" di Paolo Franceschetti

Nell’ambito di un lavoro spirituale su se stessi occorre eliminare gli aspetti negativi della nostra personalità che ci impediscono di arrivare alla felicità. Semplificando, possiamo dire che il lavoro su stessi comprende l’eliminazione di rabbia/odio, paure, attaccamenti, e dolori.
  1. L’attaccamento (a cose materiali o persone, fino in tutte le sue declinazioni, compreso la dipendenza da sostanze o persone) è, per il buddismo, la principale fonte di infelicità. Infatti sia le cose che le persone, prima o poi, le perderemo; e la felicità che danno è effimera, legata a momenti singoli.
  2. Paure: la paura è quello che spesso ci impedisce di muoverci e andare avanti nella vita (paura di sbagliare, paura dell’ignoto, paura della perdita economica); la paura di perdere l’altro è quello che ci impedisce di aiutarlo a crescere, evolvere, percorrere nuove strade o allontanarsi momentaneamente da noi.
  3. Dolori: il dolore ha sempre causa in una distorsione della realtà; il dolore per la morte di una persona cara nasce dalla nostra mancata comprensione della morte, e dalla non accettazione di essa; il dolore per una ferita inflitta dall’altro nasce dalla mancata comprensione delle dinamiche dell’altro, dei suoi problemi, e della sua storia che, se fosse compresa, ci porterebbe a vedere l’atteggiamento che ci ha ferito come un problema dell’altro, non nostro.
  4. Rabbia/odio: la rabbia e l’odio sono spesso la reazione a una ferita, una perdita, o un dolore; in sostanza è la reazione a uno dei sentimenti e atteggiamenti sopra elencati.

La gelosia è il sentimento più difficile da sconfiggere per vari motivi. In primo luogo, perché entrano in gioco tutti gli aspetti negativi prima elencati, in modo contemporaneo (attaccamento alla persona, paura della perdita, dolore, e spesso rabbia come reazione diretta a colui che riteniamo essere l’origine di questi sentimenti). In secondo luogo, il rapporto con l’altro è lo specchio di tutti i nostri problemi irrisolti con i genitori, con i traumi del passato, e con le proprie paure. Infine, perché nel rapporto sentimentale si vive l’altro come una parte di noi stessi; quindi, in definitiva, la gelosia si traduce nella paura di perdere una parte di noi stessi. Da qui l’incapacità di rimanere lucidi e di capire che anche di fronte al tradimento (supposto o reale) l’origine del problema sta solo in noi stessi, mai nel comportamento dell’altro. Per questo motivo però il lavoro sulla gelosia, per quei pochi che vogliono davvero operare un loro cambiamento interiore e lavorare spiritualmente, è il lavoro più importante da compiere. Non a caso il fine ultimo dell’alchimia è l’androgino, che non è un essere mezzo uomo e mezzo donna, ma è l’essere completo, che non cerca nell’altro il complemento a se stesso, e ha integrato dentro di sé la propria parte femminile e maschile. A quel punto, avendo realizzato se stesso e sentendosi completo, non cerca nell’altro la propria metà perduta, e si può concentrare sul partner e sull’evoluzione dell’altro, senza paura di perderlo. Spesso, chi ha superato la gelosia e il possesso nei confronti dell’altro, supera automaticamente anche gli attaccamenti materiali e le paure ordinarie. Lavorare sulla gelosia, inoltre, permette di depurare il proprio rapporto da una specie di coltre che, offuscando la mente, non consente di porsi quelle che sono le vere domande fondamentali in un rapporto: amo davvero l’altro? E l’altro accresce davvero la mia vita, mi ama, mi protegge, mi aiuta a evolvere e ad essere me stesso? In altre parole, il tradimento non è mai un problema in sé. Tutt’al più può essere la spia di un problema a monte, ma la persona che si concentra sull’altro, facendosi offuscare dalla gelosia, non riesce più a intravedere il vero problema. Spesso, togliendo dal rapporto il problema gelosia, si vede l’altro per quello che è: un nulla di fatto. In altre parole ci si trova a scoprire che dietro al problema della gelosia si nasconde il vero problema della relazione, cioè il fatto che l’altro non ci dà nulla in termini umani e spirituali. Oppure, ci si trova a scoprire che, al netto dei problemi di gelosia (su cui possiamo lavorare) l’altro ci dà talmente tanto in termini di affetto, ascolto, comprensione, complicità, che ciò che scatena la nostra gelosia potrebbe addirittura essere secondario o insignificante rispetto ai lati positivi del rapporto. In altre parole, la gelosia è un sentimento talmente forte da riuscire a spostare i veri aspetti della relazione, impedendo di vederli; in alcuni casi riesce a distruggere un rapporto potenzialmente bellissimo introducendo un problema inesistente, se non nella nostra mente. Certamente gestire la gelosia non è facile, perché il problema diventa, in altre parole, la gestione di un conflitto che si scatena dentro di noi, per raggiungere il punto di equilibrio tra l’amore per l’altro e l’amore per noi stessi. A quel punto, però, una volta capito che la gelosia è un problema nostro, non dell’altro, il problema si sposta e diventa: amo davvero l’altro? E amo davvero me stesso?

"Quando instauri una relazione sessuale con un altro compare anche la gelosia, perché non c’è amore; quando c’è amore la gelosia non è mai presente." (Osho, L’abc del risveglio)

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