"Chi era in realtà Maometto?" di Paolo Franceschetti

"Chi era in realtà Maometto?" di Paolo Franceschetti

Maometto (il cui nome significa “grandemente lodato”) nasce nel 570 d.C. a La Mecca dalla principale delle cinque tribù arabe che in quel periodo erano insediate nel territorio: i coreisciti. In quel periodo la maggior parte della gente era politeista, e il mondo era perlopiù un territorio di violenze, saccheggi, ruberie continue, corruzione. A La Mecca dilagavano orge, ubriachezza e gioco d’azzardo e le istituzioni erano inefficienti. La sua infanzia fu triste e costellata di lutti; il padre morì pochi giorni prima della sua nascita, la madre dopo pochi anni e a otto anni morì il nonno che si prendeva cura di lui. Nella maturità divenne un mercante e a 25 si sposò con Khadija, una ricca vedova di cui era entrato a servizio. Maometto era di indole gentile, intelligente e buono. Si recava spesso presso una montagna (il monte Hira) a meditare. A 40 anni ricevette le rivelazione direttamente da Dio, per mezzo dell’arcangelo Gabriele che gli si manifestò.

► Maometto giaceva all’entrata della grande caverna sul monte Hira. Era tutto assorto nei suoi pensieri, quando improvvisamente vide una grande figura che veniva a lui. Le sue for-me erano evanescenti. Un uomo? Un demone? Un essere. Gli pareva che due occhi della grandezza del cielo scendessero su di lui e improvvisamente udì una voce chiara e distinta che disse: “Iqra, [cioè] sii l’annunziatore”. E Maometto rispose “Io nulla posso annunciare”. Allora delle mani invisibili lo agguantarono, lo prostrarono a terra, lo serrarono così che egli credette di soffocare e la voce comandò di nuovo: “Sii l’annunziatore.” Allora Maometto disse “Cosa devo annunziare?” L’angelo spiegò allora davanti a lui un gran panno di seta con impresse a fuoco le prime frasi del Corano: “Annunzia nel nome del tuo Signore, il quale creò l’uomo da un grumo di sangue. Annunzia! Il Signore è il dispensatore di tutte le grazie; - egli ha con la penna insegnato agli uomini ciò che l’uomo ignorava”. Subito la forma disparve e si fece silenzio attorno a Maometto. La tenebra si stendeva su di lui, e mondo e deserto dormivano nella notte di Kadir. Di nuovo giunse all’orecchio una voce, questa volta simile al più lieve alito di vento del deserto e disse: “Tu sei l’inviato da Dio, o Maometto, e io sono Gabriele, il tuo arcangelo”. Maometto tornò allora a casa, seguito dall’arcangelo, e chiamò Khadija, raccontandole quanto accaduto e disse “Non so se sia uno spirito benevolo o un diavolo che mi perseguita”. Khadija, che era una donna saggia, sapeva cosa fare e disse al marito: “Siediti sulle mie gambe. Lo vedi ancora?” “Sì”, rispose lui. Allora Khadija si scoprì i capelli e lo circondò con la sua folta capigliatura. “E ora?” “Se ne è andato”, rispose Maometto. “Allora è uno spirito buono”, rispose Khadija “perché uno spirito maligno sarebbe rimasto a godersi lo spettacolo, mentre uno spirito buono, per rispetto, se ne sarebbe andato”.

Da quel momento le rivelazioni continuano per anni, ma solo dopo tre anni Maometto inizia a divulgarle. Nella sua vita Mao-metto non fece miracoli veri e propri, come quelli di Gesù; tuttavia c’è chi ha sottolineato che il fatto stesso di aver scritto il Corano è un miracolo di per sé, perché egli era privo di istruzione, e un’opera così perfetta dal punto di vista letterario non potrebbe che essere ispirata da Dio. D’altronde, diceva lo stesso Maometto, non c’è bisogno di miracoli per credere in Dio, perché basta aprire gli occhi e ammirare la natura, gli astri, la pioggia o il vento, per capire che tutto ciò non può essere opera né del caso, né di divinità fatte di pietra. Dapprima, nei tre anni successivi alla rivelazione del 610 d.C., convertì solo la moglie e alcuni parenti. Ma negli anni successivi acquistò sempre più fama e onori, e un numero sempre crescente di persone si lasciarono trascinare dalla sua rivelazione, cosicché egli fu posto inizialmente a capo della città di Medina, poi anche a La Mecca e in pochi anni aveva riunificato un vasto territorio. Fu nel 622 che Maometto lasciò La Mecca per recarsi a Me-dina, per sfuggire a chi lo perseguitava a causa del suo messaggio, considerato pericoloso; il suo trasferimento, fu chiamato Hjira (egira in italiano) ed è da questa data che gli islamici conteggiano gli anni del loro calendario. Lì Maometto fonda la Umma, la prima comunità dei credenti. Egli fu uno statista eccezionale e un amministratore efficiente, buono e giusto. Fortificò la polizia, e sotto la sua guida le città della Mecca e di Medina prosperarono e divennero un’oasi di pace e tranquillità, e i suoi meriti furono riconosciuti anche dai suoi nemici (che furono molti, e anche agguerriti). Maometto quindi aveva intenzione di creare un’oasi di pace, serenità e giustizia. Basti pensare che il Corano istituisce l’obbligo delle consultazioni per prendere decisioni relative alla vita politica (Sura 42.38; la Sura si intitola infatti “Le Consultazioni”), e questo con secoli di anticipo rispetto all’occidente, che avrebbe conosciuto la democrazia solo molto tempo dopo. In particolare, egli stabilì che per le questioni non decise nel Corano si dovesse ricorrere ad una consultazione a maggioranza. Un’altra innovazione eccezionale che costituisce un traguardo e baluardo di civiltà mai raggiunto neanche attualmente in occidente, è che una gran parte delle imposte andava regolar-mente ai poveri, venendo redistribuite immediatamente dopo il prelievo, sicché in tutte le zone controllate dal Profeta non esistevano persone che morivano di fame o di stenti. L’intera Arabia alla sua morte, nel 632 d.C., era sotto il suo controllo. Dopodiché, prima della fine del secolo, i suoi seguaci avrebbero fatto una cosa che non era certamente nelle sue intenzioni: avrebbero cioè conquistato Armenia, Persia, Siria, Palestina, Iraq, Nordafrica, Spagna, per poi essere fermati da Carlo Martello. Subito dopo la sua morte il suo successore, Abu Bakr, regnò per due anni e riuscì a sedare tutti i dissidi interni; ma nel 634, salito al potere Omar, l’Islam inizia la sua avanzata alla conquista dei territori stranieri. Il tutto partendo da un’errata interpretazione del Corano (8.17): non siete certo voi che li ave-te uccisi, è Allah che li ha uccisi. Quando tiravi non eri tu che tiravi, ma era Allah che tirava, per provare i credenti con una bella prova. Dal punto di vista dei rapporti con le altre religioni, furono espulsi Ebrei e Cristiani dalla penisola arabica e gli edifici di culto vennero dati alle fiamme. Scrive al-Tabari, nella più famosa vita di Maometto mai redatta, che “il corpo del profeta non era ancora stato lavato che già la discordia regnava a Medina”. Maometto, sostengono gli islamici, è stato l’ultimo profeta, e nessuno dopo di lui verrà altrettanto grande. Questa affermazione, ovviamente, a molti non suona come vera, perché appartengono ad altre religioni, hanno altre fedi, credenze, o non credenze. Eppure, se si guarda la cosa senza preconcetti, si potrà constatare un dato di fatto che è sotto gli occhi di tutti: l’Islam è l’ultima grande religione della Terra, fondata in tempi relativamente recenti rispetto alle più anziane religioni buddista, induista, cristiana ed ebraica. Dopo Maometto non fu creata nessuna nuova religione, e nessun profeta o uomo religioso ebbe sul mondo l’impatto che ebbe “il Profeta”.  L’affermazione dei Musulmani, quindi, non è del tutto infondata, se vista da questa angolazione. Una precisazione poi va fatta, in conclusione di questi brevi cenni sulla vita di Maometto. Egli si considerava un profeta, ma non si riteneva perfetto, inviato direttamente da Dio. Spesso, nella sua biografia, egli non si ricorda esattamente cosa gli abbia detto l’arcangelo Gabriele, che torna a correggerlo, costringendolo a ritrattare una cosa detta qualche tempo prima; e Ma-ometto stesso, paragonandosi a Gesù, diceva che costui era davvero senza peccato, a differenza di lui, a cui erano stati rimessi i peccati. Egli, quindi, si dimostra uomo consapevole dei propri limiti, e in questo, anche, dimostra la sua effettiva grandezza.

Le controversie sulla figura di Maometto
Alcuni critici dell’Islam sottolineano il fatto che Maometto avesse molte donne, e che si distinse anche come condottiero, uccidendo o facendo uccidere migliaia di nemici. Questo è senz’altro vero, ma occorre calare questi fatti nel contesto storico e sociale in cui avvennero; Maometto non era, come Cristo, una sorta di maestro, ma era un capo di stato, e quindi un uomo normale, che però “canalizzava” (diremmo in gergo moderno) le parole di Dio, senza atteggiarsi a superuomo o a divinità. Pare che lui stesso, prima della rivelazione, avesse detto “Tre cose amo di più su questa terra, le donne, i profumi e la preghiera”, dimostrando con questa frase tutta la sua umanità, oltre che la sua devozione religiosa. Era, però, come capo di stato, profondamente equo e giusto. Ricorrono spesso, nei racconti della sua vita, episodi in cui compra schiavi solo per affrancarli, o in cui perdona chi gli fa del male e lo insulta pesantemente aggredendolo con sassi e bastoni, e altri ancora. In un episodio della sua vita, ad esempio, si narra che acquistò uno schiavo, proveniente dall’Africa, molto vecchio e a chi gliene domandò il perché rispose “Perché sia-mo tutti uguali davanti a Dio, neri e bianchi, vecchi e giovani, di qualsiasi religione”. Dovendo fare un parallelo con un altro personaggio religioso, lo si potrebbe paragonare ad Arjuna, che nel dialogo con Krishna gli chiede che senso abbia l’andare in guerra, e Krishna stes-so gli risponde che, in quanto capo supremo dell’esercito, non può esimersi dal farlo, spiegandogli quale sia l’atteggiamento giusto per essere lo stesso in sintonia con la volontà di Dio. Egli era inoltre profondamente umile, tanto che, pur essendo un capo di stato rispettato e amato, spazzava la sua casa da solo, mungeva le sue mucche, e si rammendava da solo scarpe e vestiti, mangiava accanto ai servi e faceva da solo la spesa al mercato. Lo stesso discorso vale per le molte mogli di Maometto. Egli praticava solo un’usanza tipica di quell’epoca, e da capo di stato e condottiero quindi, era normale che avesse più di una moglie. Leggendo il testo più importante sulla vita di Maometto, quella narrata da al-Tabari, nel IX° secolo, emerge una figura affascinante e per certi versi, agli occhi di noi occidentali, contraddittoria ma tutta da scoprire: egli è un condottiero abilissimo, un uomo giusto e misericordioso, ma che è capace anche di vendicarsi dei suoi nemici, di uccidere ferocemente, di rimanere gravemente ferito in battaglia, di soffrire di gelosia per Aisha (nell’episodio in cui alcune malelingue diffondono la voce del tradimento della moglie); i suoi seguaci sono capaci di atrocità notevoli (particolarmente cruento è l’omicidio di Ka’b ibn al-Ashraf e sua moglie, che si era reso colpevole di fare continua-mente della satira contro il Profeta e i suoi seguaci) e di omicidi anche ordinati da Maometto in persona, ma al tempo stesso emerge la profonda umanità del Profeta, che spesso, potendo, perdona i suoi nemici (in un episodio chiede di scegliere ad un suo avversario tra la conversione o la morte, e quando questi gli chiede due mesi di tempo per riflettere, Maometto gliene dà addirittura quattro); in un passo piange dopo una sconfitta in batta-glia in cui i suoi erano stati massacrati e lui stesso è ferito gravemente; ed emerge allo stesso tempo un reticolo di tradimenti attorno a lui, doppi giochi, gelosie e colpi bassi tra mogli, ma anche episodi di umanità ed umorismo, come quello in cui Maometto, morente, dice ad Aisha di non piangere, perché non c’è nulla di male a seppellire il proprio amato nella tomba e lei risponde ironicamente: “Certo, ti piacerebbe seppellirmi, così potresti risposarti!”. E lui dopo aver sorriso si addormentò. Maometto, insomma, non pretese mai, anche se lo pretesero coloro che gli stavano attorno, di essere considerato come un essere perfetto, esente da manchevolezze e contraddizioni. La sua morte, come quella di molti altri grandi profeti o maestri dell’umanità, avviene per avvelenamento (identica morte hanno Buddha, Steiner, e altri grandi maestri); avvelenamento descritto con molti particolari da al-Tabari.

Un inedito parallelo tra Gesù e Maometto
Chiunque, nel campo della comparazione religiosa, voglia paragonare le figure di Gesù e di Maometto, sottolineando le morti di cui si rese responsabile quest’ultimo a fronte dell’amore predicato, ma anche praticato da Gesù, commette quindi un errore di fondo grossolano. Cristo era un maestro spirituale, un essere umano altamente evoluto, in contatto diretto con Dio. Da qui anche la sua natura di “Figlio di Dio”. Maometto era invece – e tale si riteneva – un “inviato” da Dio; nel senso che riceveva i messaggi (peraltro dall’arcangelo Gabriele, e non da Dio stesso) e li trasmetteva agli altri, ma nel-la sua vita quotidiana era un essere umano ordinario, anche se valente condottiero, e di carattere nobile e giusto. Non solo: Maometto era capo di stato e un guerriero, quindi una guida politica e militare, che quindi, per questa sua particolare posizione, era ben diverso dall’essere un maestro spirituale illuminato, come invece era Gesù. La cosa che nessuno si premura poi di sottolineare era che Maometto stesso riteneva Gesù “senza peccato”, esempio vivente di perfezione, mentre egli stesso ammetteva di essere un “peccatore perdonato”. Maometto è quindi un capo militare e politico, che innesta la religione e la fede nella politica creando una nuova religione e volendola imporre, per il bene del suo popolo e dello stato che voleva creare; Gesù era un maestro spirituale, che non vuole imporre alcuna religione, e soprattutto che non aveva alcuna intenzione di diventare un leader politico. Dovendo quindi tracciarsi una distinzione tra le due figure religiose, potremmo dire che Gesù è l’esempio di maestro spirituale perfetto, cui dovrebbe aspirare qualunque essere umano come meta finale, mentre Maometto è l’esempio del leader politico perfetto (mentre Buddha, volendo inserire anche questa figura nel paragone, è l’esempio del monaco perfetto). Altresì errati sono i paragoni tra il Corano, libro sacro dell’I-slam, e il Vangelo, come libro sacro del Cristianesimo. Infatti i Vangeli contengono la vita di Gesù, raccontata da terzi estranei, ma non contengono un corpus di insegnamenti chiari e completi, anche se inevitabilmente alcune tracce del suo insegnamento sono rinvenibili nelle varie parabole e nei di-scorsi raccontati. Il Corano invece contiene solo gli insegnamenti di Maometto, così come vennero dettati dal Profeta stesso (anche se con tutte le inevitabili manomissioni successive). Il paragone tra le due figure, quindi, dal punto di vista spirituale non può essere tracciato. 

► Se il Cristianesimo è fondamentalmente l’accettazione e l’imitazione di Cristo, più che l’accettazione della Bibbia, in maniera opposta l’Islam è l’accettazione del Corano più che l’imitazione del Profeta. (Muhammad, Il Profeta. Claudio Basetti Sani)

Se proprio si vuole tracciare un paragone con i Vangeli, il raffronto va fatto con la vita di Maometto, in particolare quella raccontata da al-Tabari, scritta nel IX° secolo, peraltro due secoli dopo la morte di Maometto, più o meno quindi con la tempistica con cui furono redatti i Vangeli dopo la morte di Gesù. A questo punto invece il raffronto si fa interessante e meriterebbe ben altre riflessioni. Infatti: - l’annuncio alla Madonna della venuta del Messia venne fatto dall’arcangelo Gabriele; ed è l’arcangelo Gabriele che annuncia a Maometto la sua missione futura, e poi gli detterà il Corano; - in un episodio, Maometto moltiplicherà l’agnello e la farina (anziché i pani e i pesci del Vangelo); - in un altro Maometto riempie delle botti vuote, colmandole con acqua (a differenza del vino di Gesù); - un giorno portano a Maometto un adultero e costui invece di punirlo legge il passo del Vangelo in cui Gesù evita la lapidazione di una donna dicendo “chi è senza peccato scagli la prima pietra”; - in un hadíth si narra del rapporto di Maometto con i bambini; un bambino fa la pipì sul mantello di Maometto e ai presenti che increduli domandano “Perché non hai tolto il mantello ma l’hai solo bagnato con acqua?” lui risponde “Perché tutti i bambini sono angeli e sono puri”; - Gesù disse che chi ha fede come un granello di senape può smuovere le montagne; Maometto disse che chi ha fede come un chicco di riso verrà salvato dagli inferi; - Gesù resuscita Lazzaro dai morti; Maometto risuscitò due bambini. I paralleli potrebbero continuare, specie per quanto riguarda il contenuto spirituale di molti messaggi del Profeta. Ma lasciamo al lettore la riflessione su questo aspetto.

► Un uomo invitò il Profeta a casa sua e sgozzò un monto-ne. I figli piccoli, vedendo la scena si misero a giocare e ripetendo la scena, per sbaglio, uno dei due uccise il fratello, così per il dolore l’altro cadde dal balcone morendo anche lui. L’uomo e la moglie, non volendo turbare il profeta con questo fatto, fecero finta di niente e apparecchiarono la tavola. Mao-metto allora disse “E i tuoi figli? Perché non sono qui con noi?” “Non sono a casa” rispose l’uomo. “Allah mi ha detto di non iniziare a mangiare se non ci sono anche i tuoi bambini”. Allora la coppia, in lacrime, raccontò l’accaduto. Maometto disse “Portate i due bambini davanti a me”. I genitori portarono i bambini avvolti in un sudario; Maometto alzò le mani al cielo e pregò Allah, finché i due piccoli, circondati dall’amore di Dio, si alzarono e non si sedettero a mangiare col Profeta. I genitori increduli si inginocchiarono davanti a Maometto ma egli disse: “Non dovete genuflettervi davanti a me, ma solo al cospetto di Dio”. (Maometto e i diamanti del Corano. Hafez Haidar)

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