"Pandora", pubblicato l'irriverente Libro di Federico Bellini

Federico Bellini. Risveglio Edizioni
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"Pandora. Riflessioni sulla Donna, il Sesso, la Spiritualità", è un'impietosa analisi sull'attuale società contemporanea. Federico Bellini, in questo saggio, ha compiuto un lavoro degno di un autentico chirurgo (o forse di un macellaio), dove in una breve ma incisiva analisi, è andato a sezionare ed indagare tutti quei programmi cosmici che regolamentano le nostre vite quotidiane, attraverso il perpetuarsi di un dramma attuale, quanto mai antico, che vede contrapporsi la Donna Creatrice (la Schiava) e l'Uomo Padrone (l'Arconte)...
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Federico Bellini è compositore, scrittore ed editore. Dopo essersi interessato ad esperienze extra-umane, spesso associate al controverso mondo ufologico, parlandone in importati emittenti televisive e radiofoniche nazionali, in seguito ha iniziato un intensivo lavoro di ricerca interiore, sperimentando su sé stesso un percorso alternativo, nel quale ha unito tutte le sue conoscenze in un'unica, nuova e particolareggiata visione spirituale dell'Universo. Attualmente è impegnato, in collaborazione con altri autori, nella stesura di libri che mirano a diffondere queste conoscenze. E’ creatore e gestore del seguito blog “Coscienza Aliena”, fondatore della casa editrice "Risveglio Edizioni" e dell'Associazione Culturale "Risveglio Comune". Estratto dal libo: "Imprigionata, la Lulu, la Sophia e poi la Eva della Gnosi, ma anche la Shakti e la Maya indiane, o la Iside egizia, nel mentre riflette se la sua bellezza sia un castigo divino, dal momento che gli schiavi a lei devoti di tutte le epoche e di tutti gli angoli del Cosmo, credendola di amare, covano un romantico piano per liberarla, spingendosi a immischiarsi in progetti inconcepibili, spesso inclini all’orrido, alla fine non fanno altro che alimentare un archetipo antico e perpetuo quanto l’Universo, che di epoca in epoca si ripete e dove, il sacrificio eterno della donna, della Dea Madre da parte del maschio, del suo padrone, ne diventa la massima inconscia aspirazione. Liberarla, certo, ma assoggettandola all’interno di un altro programma e nel quale diventa musa ispiratrice ed oggetto delle più infime perversioni, di un sacrificio amoroso che si tramuta in una tragedia senza fine. Ed è così che si apre la sfilata dei torturatori, perché gli uomini, desiderosi, bramosi, eccitati come gli Arconti, si presentano ogni volta a Lulu per farle scontare, con la loro infamia, i peccati che hanno commesso contro la propria natura. Esausta, in ogni epoca, incontra sempre l’ultimo vendicatore del sesso maschile, il Jack lo Squartatore di turno, e come la falena sulla luce, Lulu vi si getta tra le sue braccia, incosciente della natura del suo carnefice, il quale con il suo coltello ancora fumante, che diviene un simbolo, le toglie l’ultimo pezzo di umanità che le resta, il cuore, in un’azione catartica e liberatrice. Perché è nella raffigurazione della donna che tutti gli uomini credono di possedere, mentre è da lei che sono posseduti, della donna che per ognuno è un’altra, e ad ognuno mostra un diverso buco su cui eiaculare, che risiede l’intera tragica storia della società umana, in quello stereotipo che la donna, per essere considerata ed accettata in quanto tale, deve essere magnificamente bella quanto mai puttana. La donna vera, genuina, che con la sua geniale capacità di essere senza memoria, vive senza inibizioni, che desidera ma non genera se non per continuare la specie, non riproduttrice consapevole ma produttrice di piacere per uomini-zombie succubi di ogni suo orifizio, e che senza il pericolo di una continua concezione spirituale lascia in balia della tempesta la serratura scassinata della sua femminilità, la vagina eterna, sempre aperta e di nuovo sempre chiusa, sottratta alla volontà del procreare, ma che rinasce ogni volta nel magico atto sessuale. La verità è che siamo dei sonnambuli dell’amore, e il ribrezzo che l’uomo nutre per i propri sentimenti appartiene ad un’epoca arcaica, alchemica e barbara. L’umanità è ridicola specie quando confessa di non avere segreti, ed è codarda quando non osa guardare in faccia la realtà e alzare lo sguardo di fronte alle sue divinità e fissarle dritte negli occhi! Così si sono perpetuati millenni di antica superstizione, ed è da queste ancestrali barbarie che poggiamo le nostre esistenze, credendo di avere qualità morali ed estetiche, artistiche e creative, che sono nulla ed effimere contro il dominio demiurgico della Materia."
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