"Un'esperienza di Risveglio" di Federico Bellini

Risveglio Edizioni
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Parlare di esperienze di illuminazione, in questo breve frangente della mia vita, è alquanto azzardato, piuttosto scriverò di alcuni momenti particolari che ho vissuto negli anni scorsi - e via via ad oggi sempre più frequenti -, attimi di vero e proprio risveglio dove la percezione della realtà e di una globale visione del mondo, si è alterata per brevi istanti, portandomi ad affrontare notevoli passi in avanti nella piena consapevolezza di me stesso...
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L’indole curiosa che contraddistingue la mia personalità in perenne ricerca di risposte, mi ha sempre spinto ad affrontare riflessioni superiori alla media della popolazione, nonché a pormi un infinità di domande. Da piccolo, ad esempio, mi chiedevo costantemente del perché gli animali nascono all’aperto, mentre l’uomo in fredde stanze di ospedale, del perché gli animali vivono liberi o in comode tane e l’uomo in prigioni che chiama case. Gli animali, inoltre, si muovono liberi con la propria forza, mentre l’uomo è costretto ad utilizzare macchine su strade asfaltate e inquinanti, gli animali mangiano per sopravvivere trovando ciò che occorre loro nella natura, mentre l’uomo senza potersi comprare il cibo con il denaro muore di fame; ma soprattutto gli animali non pagano la tasse, non sono schiavi di un sistema, di un governo, non conoscono confini, l’uomo si. Alla fine mi tormentava sempre una domanda, su chi sia più intelligente, tra l’uomo che è diventato schiavo di sé stesso o l’animale, che vive nella più pura libertà? Nei miei anni giovanili in cui facevo apprendistato da musicista professionista (compositore), a volte mi era capitato di ricevere sprazzi di rivelazione legati a momenti particolari, in cui era spontaneo e naturale avvertire suoni, melodie, armonie di inusitata bellezza e che, spesso, non ero in grado di riportare sul pentagramma. Oltre all’insegnamento ricevuto, avevo compreso che un compositore costruisce architetture sonore sul nulla, perché la musica, così potente, non ha basi o fondamenta, non è materiale, non si vede, non si tocca, ma c’è, ed esiste; fondamentalmente la musica non la possiedi, perché semplicemente ti possiede, è di tutti e, come tale, ognuno di noi ne fa parte in una sorta di Tutto universale. Tali momenti, però, erano così rari che quello che consideriamo lo squallore della quotidianità, mi aveva riportato ad allontanarmi da questa ricerca e, ad un certo punto del mio percorso, mi resi conto di quanto l’illusione in cui viviamo, ci condiziona al tal punto da non permetterci una concreta valutazione della dimensione fittizia (maya) e inconsapevole della nostra realtà. Da ammiratore di Tolkien, analizzando la trama dei suoi libri e in particolare i vari personaggi, mi accorsi che uno di loro possedeva delle caratteristiche uniche. Gandalf, se ci pensate bene, aveva solo un mulo e un carro pieno di fuochi d’artificio, un solo vestito grigio, un cappello e un bastone, nient'altro... eppure quanto era potente! Mi resi conto che ognuno di noi diventa un “potente” per ciò che è, non per ciò che possiede: perché le cose cambiano, ma gli uomini, se vogliono, evolvono. Possedere qualcosa, a questo Mondo, è un altro metodo di controllo e infonde solo energie negative, perché altri bramano ad averlo al posto tuo, pertanto, la vera liberazione la si raggiunge spogliandosi completamente del superfluo, di ciò che ci tiene legati alla più bassa condizione esistenziale. Badate bene, questa considerazione non esorta a diventare poveri e abbandonare le cose materiali che fanno parte della nostra vita, piuttosto sciogliere quegli attaccamenti che ci tengono legati attraverso l’oggetto in sé, perché se pure è vero e tangibile che viviamo nell’illusione, tale condizione, comunque, continua ad essere soggetta ad un gioco, il quale deve essere sfruttato con i suoi stessi mezzi per raggiungere l’obbiettivo che ci siamo posti. Ed è in questo contesto riflessivo che ho vissuto l’evento più traumatico (in senso positivo), che mi ha condotto verso una nuova visione della realtà, verificatosi durante l’inverno del 2012. Stavo cenando, una sera, quando tutto attorno a me divenne diverso dal solito: il cibo si era fatto di plastica ed il reale fu sobbalzato per un attimo, come quando scatta un fotogramma in una pellicola cinematografica. Guardai la forchetta e mi accorsi che era finta, come il cibo, perché tutto era finto, come se fosse patinato. In quel momento divenni cosciente che tutto ciò che non è eterno è fittizio, e la realtà che ci circonda, la nostra vita, è simile ad una pubblicità vista in Televisione.

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