"Meditare su un Oggetto" di Ambra Guerrucci

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Questa tecnica rappresenta un allenamento alla consapevolezza, un modo per cambiare il nostro approccio alla vita ed iniziare a vedere le cose in maniera totalmente diversa. Si sente spesso parlare della capitale importanza che ricopre l’auto-osservazione all’interno del percorso evolutivo, io stessa ne parlo moltissimo, ritenendolo un aspetto fondamentale, ma riconosco che sia possibile incontrare difficoltà nell’applicazione quotidiana di questi principi, soprattutto se si pretende di essere consapevoli di ogni istante, senza partire da un esercizio ben preciso. A questo scopo ho studiato la seguente meditazione “Attiva”, che ci consente di giungere progressivamente ad un osservazione distaccata di noi stessi, in modo da comprendere questo stato esperenzialmente ed allenarci alla sua introduzione nella quotidianità. Tale tecnica viene definita “Attiva” perché viene eseguita ad occhi aperti, in movimento, al contrario delle tecniche “Statiche” aventi a loro volta la caratteristica di richiedere un assoluto distacco dal mondo. Il metodo consiste in quattro stadi, organizzati dal più semplice al maggiormente complesso, ognuno paragonabile ad un gradino della scala che ci conduce alle alte vette della coscienza; i primi due ci aiutano a disciplinare la mente focalizzando tutta l’attenzione su un particolare oggetto, aprendosi con esso ad una comunicazione più ampia di quella tradizionale, sviluppando una profonda sensibilità per l’energia che scorre in ogni cosa, mentre gli ultimi due rappresentano le fasi dell’auto-osservazione. Infatti l’auto-contemplazione inizia con l’osservazione distaccata di noi stessi, come se guardassimo un'altra persona con la quale non siamo assolutamente coinvolti, prestando attenzione alle dinamiche in cui siamo coinvolti senza però giudicarle, classificarle o reprimerle. Questo particolare stato non è solo un mezzo per elevarsi, ma si tratta di un particolare stato di coscienza, quello intermedio tra la nostra condizione quotidiana e la visione obbiettiva della verità. Dal momento che l’osservazione assume nuove dimensioni di profondità, si arriva spontaneamente ad un “punto di rottura”, un’esperienza che cambierà per sempre la vita di chi ne è coinvolto e che in questo contesto ho cercato di riproporre come ultima fase: l’osservazione non più solo di noi stessi da fuori, ma del vero noi osservatore, l’imponente ed eterna presenza che in oriente è stata chiamata “il testimone”. Immagino che non sarà semplice sperimentare sin da subito il grande potenziale di questa tecnica, occorre pazienza, costanza, ma alla fine chiunque può riuscire a sperimentare totalmente l’ultimo punto e conoscere così la sua vera identità, così immensa da sfuggire all’intelletto. Per poter compiere questi passi in totale tranquillità, risulta utile trovare una stanza dove è possibile prenderci del tempo solo per noi, senza essere disturbati con il rischio di perdere la concentrazione.
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1) Iniziamo scegliendo un oggetto con cui meditare e portandolo nel luogo tranquillo della casa dove ci apprestiamo a svolgere la tecnica. A questo punto assumiamo una posizione che riteniamo comoda, nella quale sentiamo di poterci rilassare; non ce n’è una consigliata, possiamo stare seduti, sdraiati o eretti, questo è indifferente ai fini della riuscita dell’esercizio. Dirigiamo la nostra attenzione alle parti del corpo tese e cerchiamo di rilassarle il più possibile. In seguito procediamo ponendo di fronte a noi l’oggetto prescelto, se è possibile tenendolo in mano, e prestiamo ad esso tutta la nostra attenzione, guardandolo nei minimi dettagli e sperimentandolo attraverso i sensi. Che forma ha? Di che colore è? È caldo o freddo? La sua superficie è ruvida o liscia? Non importa dare una risposta fatta di parole a queste domande, ma piuttosto farne esperienza. Esploriamo perfettamente ciò che abbiamo scelto ed in seguito procediamo a guardarlo nel suo insieme, senza focalizzarsi su un singolo aspetto, ma piuttosto abbracciandolo totalmente con lo sguardo sfocato; soffermiamoci su quest’ultimo passaggio per qualche minuto.
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2) Terminato il passo precedente, poniamoci in atteggiamento di ascolto verso l’oggetto di cui abbiamo deciso di avvalerci per l’esprienza, quindi richiamiamo tutta la nostra sensibilità per osservarlo ancora più profondamente, fino a percepirne l’invisibile essenza, quell’energia che mette in comunicazione quantistica tutto ciò che esiste. Per fare questo serve una grande apertura, ma se ci si avvicina all’esercizio senza credere che sia impossibile eseguirlo, né limitandoci con altri pregiudizi, allora risulterà di una naturalezza stupefacente. Impegniamoci in questa fase per almeno una decina di minuti, fino a quando non sentiamo dentro di noi che anche l’oggetto, seppur ad un livello diverso dal nostro, è realmente vivo.
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3) A questo punto iniziamo con l’auto-osservazione vera e propria: mentre il nostro corpo continua a guardare l’oggetto, richiamiamo la nostra attenzione direzionandola non più verso l’esterno, ma a questo punto dentro noi stessi, sempre più in profondità. Asteniamoci dal giudicare, classificare o dare un nome a quello che vediamo, restiamo semplicemente in ascolto dei nostri pensieri, delle emozioni, rimanendone totalmente distaccati, come se stessimo guardando un film. I soggetti che hanno particolare affinità con la visualizzazione potrebbero, per facilitare la presa di distanza da quello che osservano in loro stessi, immaginare di guardarsi dall’esterno, partendo dai dettagli dell’aspetto, per poi espandere la consapevolezza anche ai pensieri ed alle emozioni, guardando anch’essi in terza persona, senza lasciarsi coinvolgere.
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4) Raggiunto lo scopo della fase precedente, ossia osservarci senza giudizio ed, al tempo stesso, come se stessimo guardando un’altra persona, possiamo avviarci verso la fase finale che consiste nel prendere coscienza di colui che osserva. Si tratta del passo più complesso, non perché sia una cosa di per sé difficile, ma piuttosto a causa dei nostri meccanismi mentali che ci portano ad identificarci così tanto con i pensieri, le emozioni e la personalità, da renderci difficile anche il passo precedente. Non dobbiamo cessare di osservare noi stessi dall’esterno, non deve esserci uno stacco netto, ma piuttosto far evolvere dolcemente il terzo passo in questa nuova prospettiva, portando attenzione non più solo alle nostre dinamiche interiori, ma a questo punto cercando di capire chi è questo osservatore distaccato, in modo da sperimentale la risposta alla domanda esistenziale per eccellenza: “Chi sono?”. Non è semplice spiegare come arrivare a questa visione, ma cercate di seguirmi e soprattutto provate e riprovate fino a quando non scatterà qualcosa, ed in un attimo vi troverete catapultati di fronte alla verità della vostra essenza. Non abbiate assolutamente fretta nello svolgimento della terza fase, perché è indissolubilmente legata a questa e, giungendo ad un’osservazione distaccata sempre più profonda, risulterà naturale dirottare una parte dell’attenzione verso “il Testimone”. Per la struttura stessa di questa meditazione non esiste una fase di “ritorno al mondo”, soprattutto perché lo scopo ultimo della pratica è allenarci a sperimentare questo stato in modo da portarlo nella quotidianità; non esiste quindi una conclusione, è sufficiente tornare alle nostre attività quotidiane quando ne sentiamo la necessità, facendo tesoro di questa esperienza.

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il grande libro della meditazione ambra guerrucci federico bellini risveglio edizioni
Autori: Ambra Guerrucci e Federico Bellini
Titolo: "Il Grande Libro della Meditazione"
Editore: Risveglio Edizioni
Data pubblicazione: 2015
Formato: Libro 14,80x21
Pagine: 300
Prezzo: n/p

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