"Il Qui e Ora" di Ambra Guerrucci

qui e ora insegnamento spirituale osho
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"Che cos'è ciò che gli umani chiamano dolore se privato di tale etichetta? Cosa sono in realtà la felicità, la rabbia e la tristezza, se le esploriamo fino in fondo, al di là dell'apparenza? Quando penetro in profondità ognuna di queste sensazioni senza reprimerle, giudicarle, semplicemente lasciandole scorrere, mi distacco da esse, e ciò che ne deriva non può essere descritto appieno nemmeno con la parola estasi."
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In molti mi hanno chiesto di approfondire questa mia affermazione, così ho deciso di cogliere anche l’occasione per spiegare, secondo la mia personale esperienza, che cosa è la vera presenza nell’adesso di cui tanto si parla. Fin da piccoli veniamo istruiti a classificare il presente come un tempo, ma per come lo intendo io si tratta piuttosto di un “non tempo”, un vero e proprio portale per uscire dai giochi mentali, l’unica realtà, mentre il passato ed il futuro sono frutto della Mente. Ad alcune persone sembrerà difficile concepire il passato ed il futuro come illusioni, ma il primo non esiste più, quando è esistito era il presente e ciò che ne resta ad oggi è un insieme di spazzatura formata da nozioni che non hanno più pertinenza e meccanismi che ci impediscono di vedere l’adesso per come è realmente, mentre il futuro non è altro che un insieme di probabilità, che convergeranno ad una concretizzazione solo nell’attimo in cui verranno sperimentate come presente; inoltre, se ricordiamo qualcosa o immaginiamo il futuro lo stiamo facendo comunque nel qui e ora. La realtà che ci circonda viene filtrata dalla Mente Duale Collettiva, il grande trasmettitore di pensieri a cui le nostre menti sono agganciate e che ci fanno vivere soltanto alla periferia di ciò che realmente è, radicati alle più dense dimensioni della manifestazione divina; per uscire dall’illusione occorre, quindi, trascendere la Mente ed i suoi giochi, cosa possibile solo vivendo intensamente ciò che stiamo sperimentando in questo momento. Per vivere profondamente un sentimento, un pensiero o qualsiasi altra esperienza, è necessario andare oltre le etichette, le parole con cui identifichiamo ciò che stiamo sperimentando, poiché queste non sono altro che creazioni mentali e non ci permettono di penetrare il centro dell’esperienza, che è poi il nucleo di ogni cosa esistente. Quando parlo di centro intendo il punto in mezzo al cerchio della vita, in cui tutto rimane immutato, mentre alla periferia tutto muta costantemente. Il centro è l’essenza di tutte le cose, non ne esiste uno per ognuno o per ogni emozione, anche se l’Ego ce lo fa credere, in realtà è unico e universale, è ciò che molti riconoscono con il termine “unità” o “uno”. Intorno al centro sono stati disegnati infiniti cerchi, personalità e identità con cui la Mente Collettiva Duale gioca, mentre il tutto fa esperienza della separazione, ma la periferia – tutto ciò che muta - è solo un ologramma mentale in cui il divino fa esperienza di sé, dove la realtà è il centro, essenza di tutto ciò che esiste. Quando scendi nelle profondità del tuo essere ti accorgi che non esiste una personale essenza vitale, non esiste alcun’individuo, ma solo un’unica energia che scorre come acqua in molti rivoli o torrenti; alcuni torrenti hanno dei blocchi provocati dalla resistenza a questo flusso universale, altri fluiscono naturalmente verso l’oceano infinito, ma prima o poi tutti sono destinati a tornare nell’oceano, nel centro dove non esistono il tempo e lo spazio. Per portare la consapevolezza al centro di noi stessi è importante partire da dove siamo adesso, in questo preciso istante, e dalle esperienze che stiamo vivendo: emozioni, pensieri, sensazioni e percezioni sensoriali. Ad esempio, se stiamo sperimentando dolore, non limitiamoci a dare un nome all’emozione e quindi bloccarci alla Mente, ma andiamo oltre a questa classificazione e cerchiamo di esplorarla sempre più in profondità, mettendo da parte tutto ciò che sappiamo intellettualmente a riguardo, usando il sentire invece che il pensiero. Se esploriamo le emozioni fino in fondo, al di là dell’apparenza, senza giudicarle, reprimerle o classificarle, accade che ci disidentifichiamo da esse e finalmente possiamo vedere la realtà fuori dal gioco cosmico, sperimentando il divino in totale beatitudine. Quando iniziamo a dedicarci a questa pratica possiamo subito comprendere quanto non sia semplice, poiché i meccanismi mentali sono spesso così radicati nel nostro inconscio da prendere il sopravvento dopo appena qualche secondo dall’inizio dell’esercizio, ma con volontà e costanza possiamo uscire dall’illusione e aprire gli occhi alla verità oggettiva, fuori dalla soggettiva prospettiva che viene a crearsi con le classificazioni mentali. Proviamo subito a domandare a noi stessi che cosa stiamo sperimentando adesso, nel qui e ora? Non cerchiamo una risposta verbale, limitiamoci a sperimentarla senza classificazioni. Quali pensieri ci attraversano la Mente? Osserviamoli. Quali emozioni e sensazioni si affacciano alla nostra consapevolezza nel presente? Restiamo spettatori di ciò che accade, consapevoli che tutto quello di cui siamo testimoni è solo un insieme di nuvole passeggere, la periferia del nostro essere, che nasconde un meraviglioso cielo interiore, il nostro centro più profondo, ed osservando a fondo ognuna di queste nuvole possiamo giungere al loro nucleo, dove queste perdono la loro iniziale apparenza, che si dissolve nel cielo infinito. Non limitiamoci a rispondere alle domande, queste sono come un segnale stradale, non sono importanti di per sé, ma possono rivelarsi utili per direzionare la nostra consapevolezza e riportarci nell’attimo presente. 

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