"Emozioni Incondizionate" di Ambra Guerrucci

emozioni
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Molti si rendono conto solo in punto di morte di aver fatto dipendere la propria felicità dalle condizioni esteriori, lo facciamo praticamente tutti, questa è l'attività del Corpo Emotivo, ma quando riusciamo a sconnettere tali sentimenti dall'esterno sublimiamo questo corpo nella vera Anima. Essere felici senza nessun motivo che abbia a che fare con le situazioni mondane è ciò che molti chiamano provare gioia incondizionata, cioè che non pone delle condizioni, ed è importante perché fino a quando ci saranno delle condizioni essa potrebbe finire con il mutamento di quest’ultime; quando sperimentiamo emozioni incondizionate, invece, siamo noi stessi a decidere cosa provare, non siamo più vittime di meccanismi e ci riprendiamo la nostra libertà. Per liberarci dalla schiavitù emotiva ci sono due cosa da fare: osservare le nostre emozioni senza giudizio né repressione, mentre, allo stesso tempo, ci assumiamo la respons-abilità delle stesse. Respons-abilità significa "abilità di rispondere" alle situazioni in maniera non meccanica, ad esempio non arrabbiarci nemmeno se qualcuno tenta di farcelo fare. Quando si trova la vera gioia non ci importa se ci rubano il parcheggio, se qualcuno ci offende, semplicemente siamo liberi di scegliere di rimanere sereni, qualsiasi cosa accade. In genere pensiamo che dal momento che ci prende la rabbia siamo stati noi a sceglierlo, a tal proposito propongo un esperimento: alzarci la mattina con l’obbiettivo di non arrabbiarci tutto il giorno, per una settimana, così ben presto ci accorgeremo di quanto in realtà le nostre emozioni siano schiave dell’automatismo. Quando si riesce ad uscire dalla meccanicità si è felici per tutto, ma al contempo la nostra felicità non dipende da niente e nessuno. Si gioisce della bellezza di un fiore, della compagnia di persone care, ma allo stesso tempo siamo consapevoli che tutto ciò che si trova all'esterno di noi è destinato a mutare e non si soffre per questo, né quando il fiore muore, né se le nostre strade si dividono da quelle degli amici. Distinguo felicità e gioia per comodità, anche se nell'italiano tradizionale sono sinonimi. Per me la felicità è quella che dipende dalle circostanze esterne, mentre la gioia è un qualcosa che non dipende da nulla e per questo è eterna. La gioia incondizionata è una cosa che semplicemente accade quando ci sono le condizioni giuste, non è possibile farla nascere con uno sforzo e soprattutto viene sperimentata quando la mente razionale tace ed è proprio ciò che accade con l'osservazione priva di giudizio. Ci accorgiamo di osservare le emozioni con la mente quando ci troviamo a giudicarle, classificarle come giuste o sbagliate, etichettarle come felicità, tristezza, oppure nel momento in cui ci impegniamo a trovare le loro cause e le motivazioni o giustificazioni, proprio come farebbe un avvocato. Nei momenti in cui la Mente mette in dubbio il nostro potere di trovare la libertà, dovremo semplicemente prenderla con ironia, riderci su, e lì sta la differenza tra rimanere nell'ordinario o superare i limiti. L'osservazione priva di giudizio, riguardo alle emozioni, è proprio ciò che ci porta a sconnetterle dalle cause esterne, ed in quei momenti anche la Mente Duale tace. Per quanto riguarda le emozioni condizionate penso che non sia solo un discorso di sconnessione da ciò che le ha prodotte ma, dato che queste hanno delle vere e proprie frequenze vibratorie, si tratta proprio di un innalzamento della frequenza stessa, ed in questo modo anche l'emozione cambia, non è più la stessa di prima. Quando si riesce a trovare la gioia dentro di noi ci sono due possibilità per le ambizioni, dipendenti dalla radice delle stesse. In genere, le cose che ci producono felicità, derivano dalla ricerca di colmare il vuoto che sentiamo dentro di noi, ad esempio si cerca all'esterno l'amore perché spesso non riusciamo a trovarlo dentro di noi, ci adoperiamo a trovare l'approvazione negli altri perché non riusciamo ad accettarci, ed in questi casi, trovata la felicità all'interno, ci accorgiamo che in realtà è essa stessa che cercavamo;  nel mondo era possibile trovare un qualcosa di simile, ma effimero, poiché legato a cose impermanenti. Se invece le ambizioni erano legate ad un qualcosa di diverso, facevano parte del nostro "progetto spirituale", allora la ricerca interiore non è solo un punto di partenza, ma un qualcosa di fondamentale perché apre le porte ai passi successivi. La cosa più importante è cambiare la qualità dell’emozione, farla evolvere, "salire di un ottava vibratoria" ed a quel punto si sconnette automaticamente dalle cause esterne. Per aiutare questo processo di crescita emotiva è utile cercare di non attaccarsi troppo alle cose o alle persone, divertirsi e godere della presenza di queste, ma senza perdere di vista il fatto che tutto ciò che vediamo non è permanente; anche solo arrivare a fare questo può eliminare la sofferenza dalle nostre vite. L'emozione può avere una frequenza positiva o negativa, almeno quando si parla delle emozioni a cui siamo quotidianamente abituati, quelle condizionate dalle circostanze esterne e quindi legate alla nostra personalità (che io definisco anche prospettiva soggettiva o ego). Le emozioni incondizionate, invece, hanno trasceso la dualità e sono una cosa assolutamente neutrale, anche se qui il concetto di neutralità assume connotati diversi da quelli tradizionali. Una frequenza negativa può intrappolarci, anche perché, ad ogni volta che proviamo un emozione, essa si radica più profondamente dentro di noi ed alla prima occasione si riaffaccia alla nostra consapevolezza. Comunemente si ha l'assurda convinzione, propinataci anche dalla cultura sociale, che siano le circostanze esterne a determinare le nostre emozioni, quindi viene ad esse attribuita una certa oggettività che in realtà non hanno assolutamente. Dagli studi condotti in questi anni è emerso che non è la circostanza a creare l'emozione, ma che essa esiste già dentro di noi e grazie alla situazione sta solo emergendo dal nostro inconscio dove giace sepolta. Ad esempio, di fronte ad un bambino che cade in bici e piange, ci saranno reazioni molto diverse che variano a seconda del carico emotivo che ognuno ha dentro di sé: una donna che ha dentro molta dolcezza potrebbe intenerirsi e provare compassione, un ragazzo che è arrabbiato con il mondo intero magari godrebbe della sofferenza di un altro, mentre una persona che ha in sé molto fastidio si arrabbierebbe per il rumore del pianto. In questo senso viviamo intrappolati dalle nostre emozioni, costretti a ripeterle ogni volta che si presenta l'occasione, senza nemmeno comprendere che la soluzione è da ricercarsi dentro di noi. Quando il nostro carico emotivo viene purificato le nostre emozioni cambiano radicalmente, non c'è più niente che possa farci provare un emozione negativa, o anche se ciò accade ci prendiamo la responsabilità di tale emozione, non cerchiamo di reprimerla o giudicarla, semplicemente la osserviamo fino a quando non si trasforma e quando questo accade ce ne accorgiamo perché, almeno per la mia esperienza, inizia a vibrarci forte il cuore e si prova una condizione di pace mai sperimentata prima. Si può affermare che le emozioni condizionate vengano effettivamente influenzate dai pensieri della Mente Duale, per questo possono essere positive o negative, mentre quelle incondizionate sono sperimentabili quando raggiungiamo la Mente Neutrale, per questo è indispensabile, per la trasmutazione delle emozioni, l’osservazione senza giudizio. In conclusione si può affermare che la vera gioia, come qualunque emozione o esperienza, per essere compresa a pieno deve essere sperimentata profondamente al di là dell’etichetta , altrimenti qualsiasi parola si possa dire in proposito risulterebbe sterile e vuota, non descrivendo appieno questo stato. Per questo siete invitati a non prendere le mie parole come assoluta verità, ma sperimentarle in modo da trovare in voi stessi la verità. 

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