"Altruismo, Egoismo e Ricchezza" di Ambra Guerrucci

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Compiere azioni disinteressate è realmente possibile, almeno lo è quando aumentiamo il nostro livello di coscienza. Fino a quando sperimentiamo il livello egoico-mentale ogni cosa viene fatta per interesse, anche cose buone, ad esempio ci sono stati santi che esortavano espressamente a fare del bene per andare in paradiso e persuadere gli altri a fare lo stesso, ma anche questa è una sottile forma di ego. Quando si arriva a percepire gli altri come parte di noi iniziamo a volere il bene delle persone senza un motivo razionale, semplicemente perché la gioia degli altri ci rende felici. Quando guardiamo il mondo dalla prospettiva più elevata l'egoismo non esiste più perché non esiste più l'ego, ma nemmeno l'altruismo ha più senso, dato che tra noi e gli altri non sentiamo più separazione; questo punto di vista è oltre l’altruismo e l’egoismo, poiché tali concetti rimangono comunque limitati, implicando una separazione dagli altri. Si arriva ad un certo punto nell'evoluzione in cui non esiste più un “io” che può essere egoista, ma sentiamo l'energia universale che si muove attraverso un corpo e tutto ciò che accade non ha dietro un ragionamento ed uno scopo, bensì è come se straripassimo e sentissimo perciò il bisogno di donare ed aiutare. In tale contesto anche il fare del bene ad altre persone assume un significato completamente nuovo, perché sappiamo che oltre l'illusione della forma non c'è un soggetto e un oggetto. Inoltre ogni azione viene spontanea, non è ragionata, e tutto accade in un sincronismo perfetto. L'altruismo è un tema così vasto che se ne potrebbe parlare per giorni interi, poiché ad ogni livello questo concetto assume significati o sfumature differenti, talora prendendo anche le distanze dal significato tradizionale. Innanzitutto credo sia impossibile far gioire altri se per primi non abbiamo gioito, come non si può dare ad altri ciò che a noi per primi manca. L'altruismo è un concetto che inizia a prendere forma dal secondo livello di coscienza, quello legato all'emotività, alla morale sociale e religiosa. Al primo stadio di consapevolezza, essendo basato sul corpo fisico e la sopravvivenza, non esiste altruismo in quanto l'esistenza è puramente istintiva e come gli animali si è disposti a tutto per garantirsi la salvezza, ma questo livello è stato sperimentato in un tempo remoto, quando ancora non avevamo strutture sociali più complesse della semplice tribù. Da quando l'uomo ha iniziato ad organizzarsi e creare forme di aggregazione più complesse si è trasceso il primo livello e ci siamo ritrovati a creare regole più complesse di comportamento ed idealismo. In particolare, con l'affermarsi della religione cristiana, abbiamo sperimentato in occidente una moralità incentrata sull'altruismo, ma questo tipo di altruismo è ben lontano dell'essere disinteressato. A questo livello di coscienza, infatti, si è altruisti solo di "facciata", e ci si sente obbligati ad esserlo per non disattendere le aspettative della società, o più semplicemente per seguire i comandamenti ritenuti sacri. Al terzo livello (dove ci si identifica con la personalità e la ragione), per contro, non è possibile essere altruisti e si tende a cercare forme di libertà personali che prescindono dalla morale, quindi si diventa egoisti. Ci sono però casi di persone al terzo livello di coscienza che tentano di utilizzare l'altruismo per scopi ben prefissati che vanno dall'essere riconosciuti da tutti come brave persone (così da ottenere la stima altrui o cariche di potere), fino alla conquista del paradiso. Quando si trascende la mente duale e si passa al quarto livello di coscienza, dove si utilizza la mente neutra, si comprende intuitivamente che siamo legati a tutte le persone che abbiamo intorno, ed arriviamo a percepirci come cellule di un unico grande organismo di cui tutti fanno parte, in cui il bene della singola cellula coincide con il bene comune. In questo senso sarebbe stupido far morire di fame gli altri per arricchirsi, perché così l'intero corpo ne risentirebbe e di conseguenza, prima o poi, anche noi in prima persona. Allo stesso modo sarebbe un idiozia lasciare i propri beni tutti agli altri e morire di stenti, semplicemente perché ogni cellula deve star bene affinché l'organismo conosca complessivamente lo stato di benessere. Da questo particolare punto di vista si sperimenta una libertà personale prima inimmaginabile, si fa del bene agli altri anche perché siamo in contatto con la nostra anima, il nostro spirito e l'unico interesse è il bene comune. Al quinto livello di coscienza, invece, ci si identifica con “L’Anima Mundi”, di conseguenza si inizia a sentirci tutt'uno anche con il pianeta. Qui la cosa diviene ancora più disinteressata, in quanto si da agli altri semplicemente perché li amiamo, in loro vediamo un riflesso di noi stessi e  comprendiamo che per il solo fatto che esistono hanno diritto ad una vita di gioia ed abbondanza, esattamente come abbondante è l'Universo. Ad un livello ancora superiore ci identifichiamo con il nostro Spirito, diventiamo testimoni di ciò che accade e sorge la forte percezione che tutti siamo legati dalla consapevolezza, intesa come "spazio" in cui tutto accade, anche se lo spazio qui viene trasceso e ci sentiamo il collante stesso di tutto ciò che esiste. Quindi, a questo livello, l'altruismo fa parte di una sorta di "piano spirituale" dove si aiutano gli altri perché li percepiamo come parte di noi. All'ultimo livello di coscienza, invece, ci sentiamo così liberi da poter sentire di essere la vita che scorre in ogni essere, anzi non c'è più alcuna differenza tra noi e gli altri esseri, ci riconosciamo profondamente come tutto ciò che esiste. Qui non percepiamo più nessuno da aiutare, non c'è più "un altro che si trova fuori di noi", nemmeno noi ci sentiamo più esistere singolarmente, ma ci identifichiamo semplicemente come l'oceano universale che aiuta se stesso. A descrivere così questi livelli ed i rispettivi punti di vista potrebbero sembrare simili, ma in realtà tra l'uno e l'altro sussiste una grande differenza, dettata dalla diversa ampiezza di prospettiva con la quale si osserva il mondo. L'ultimo livello descritto risulta essere quello oggettivo, una cosa realmente difficile da descrivere poiché lo stesso atto di classificare risulta assai limitante per un qualcosa che racchiude tutto. In sintesi penso che l'altruismo sia un concetto davvero multi-dimensionale. A questo punto potremmo definire l'azione disinteressata come un passo che avviene naturalmente quando si giunge a determinate comprensioni, un desiderio di donare che non ha niente di razionale, bensì è fine a se stesso, come un fiume di benessere che straripa raggiungendo anche chi ci circonda. Con fine a se stesso non intendo che è inutile, bensì che è naturale, ma il disinteresse in questo senso è un lusso, e può essere conosciuto dal momento che abbiamo trasceso i livelli inferiori. Ad esempio, in oriente, tutti i grandi mistici erano ricchi per nascita (Gautama il Buddha, Mahavira, Bodhi Darma etc...) questo perché, a parer mio, ognuno può dare solo quello che ha e trascendere solo ciò che ha sperimentato. Si narra che il principe Gautama, dopo aver vissuto nel lusso, conobbe la povertà e sentì giusto farne esperienza, ma infine si rese conto che la via giusta è quella intermedia. Anche S. Francesco, qui in occidente, si spogliò delle sue ricchezze per vivere una vita priva di agi, ma non avrebbe potuto farlo se prima non avesse vissuto, e quindi trasceso, la ricchezza. Se osserviamo la natura ci rendiamo conto che l'universo è abbondante: un prato ha moltissimi fiori, un albero tanti frutti e si calcola che nel nostro Universo esistano almeno 24 galassie per ogni uomo sulla terra; perché l'uomo dovrebbe essere povero? Si calcola che se, sul nostro pianeta, dividessimo equamente le ricchezze avremmo una somma pari a 5 milioni di euro per ognuno. Per questo motivo qualcuno ha avuto interesse a santificare la povertà, perché in questo modo nessuno si ribella pensando che per diritto di nascita dovrebbe vivere dignitosamente. Purtroppo, molte cose che diamo per scontate, fanno parte dell'indottrinamento sociale/culturale, e se ci riflettiamo un attimo non è difficile comprendere perché tutto questo è stato fomentato. Ci sono state molte persone nella storia che hanno fatto il gioco dei potenti in questo contesto, che hanno perpetuato l'idea di povertà come più pura forma di altruismo, ovviamente molti erano in buona fede, seguivano solo ciò che era stato loro insegnato, ma hanno commesso un crimine contro l'umanità. C'è anche da dire che le persone si sono bevute grandi balle senza esitazione; ad esempio molte religioni insegnano che la povertà è una virtù ineguagliabile, che se passiamo 80 anni in miseria guadagneremo un eternità in paradiso, ma proprio tali istituzioni sono le stesse che detengono gran parte delle ricchezze, mentre noi abbiamo solo le briciole.

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