"Meditazione Tendai"

meditazione spiritualità benessere illuminazione federico bellini ambra guerrucci
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L'intento di Chih-i, relativamente alla pratica religiosa, è quello di offrire un insegnamento che conduca a discernere e a vivere la Realtà ultima di tutti i fenomeni nella prospettiva della tradizione mahayana. In termini di verità egli formula pertanto la dottrina dell' unità delle tre verità (giapp.: ennyu no santai), cui si accompagna una pratica meditativo-conoscitiva universale (caratterizzata dalla liberazione dalle tre illusioni e dalla conquista delle tre saggezze), e propone poi, in termini più direttamente esperienziali, il metodo delle dieci contemplazioni in dieci modi, che rappresenta una attualizzazione e una articolazione della dottrina delle tre verità, differenziata a seconda delle opportunità e del livello dei praticanti. Il centro della pratica è rappresentato dall'ichinen sanzen (vedi sotto), la cui realizzazione esperienziale viene ad essere il vissuto della verità della Via di mezzo. In entrambe le vie proposte possiamo vedere applicato lo schema del tetralemma: verità della esistenza provvisoria e convenzionale, verità del vuoto, simultanea affermazione e simultanea negazione delle due, nella prima; osservazione della mente in quattro fasi, nella seconda. Infine, va sempre ricordato che quanto è detto per la meditazione formale può e deve trovare applicazione in ogni altro momento e circostanza dell'esperienza.
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Triplice contemplazione in una mente e liberazione dalle illusioni
Questo metodo porta il praticante ad afferrare l'unificazione delle tre Verità, ossia la Via di mezzo, eliminando le tre categorie di illusioni e consentendogli quindi di acquisire le tre saggezze. Le illusioni impediscono di vedere gli aspetti di unità, di molteplicità e di interdipendenza del reale e sono eliminabili attraverso una triplice pratica meditativa che conduce alla percezione della non-sostanzialità, della provvisorietà o molteplicità, della Via di mezzo, a cui corrisponde la realizzazione dei relativi livelli di sapienza, con conseguente trasformazione delle illusioni in fattori di illuminazione. Tale pratica può essere dapprima (dottrina distinta) effettuata in maniera graduale e distinta, in una successione dei tre momenti separati. Tuttavia, per più profondamente adeguarsi a quella che è la vera natura dei fenomeni (che sono né esistenti né non-esistenti), le tre meditazioni andranno praticate integralmente e simultaneamente in modo che risultino interfuse (dottrina completa). La visione nella calma da parte di un pensiero purificato da dualismi e attaccamenti, motivato alla salvezza di tutti gli esseri senzienti, illuminato dalla consapevolezza della Via di mezzo come realizzazione simultanea delle tre verità, capace di contemplare la Legge mistica (Dharma) nella molteplicità dei fenomeni, caratterizza lo specifico stato di coscienza della mente mahayana. Anche nell'insegnamento del buddhismo del Sud troviamo non solo la pratica del discernimento preceduto dalla calma e quella della calma preceduta dal discernimento, ma anche una terza via di pratica che sviluppa insieme samata e vipasyana: essa rimane tuttavia poco più che enunciata, mentre nel "nuovo testamento" mahayana l'unione di calma e discernimento viene ad assumere un diverso significato e un'accresciuta importanza. Nei sutra e nei trattati essa è, infatti, costantemente sottolineata e, con molteplici metafore e paragoni, viene affermata l'inefficacia dell'una pratica senza l'altra: la calma è come una stanza chiusa, che consente alla lampada del discernimento di risplendere tranquillamente, al riparo dai venti; per tagliare delle canne esse devono essere prima afferrate e poi tagliate con rapida azione; per sradicare un albero piantato solidamente prima lo si scuote e poi lo si sradica; per lavare un vestito sporco si userà prima acqua e cenere [liscivia] e poi acqua pura; prima si legge e si recita un testo e poi il significato arriva; un guerriero si munisce di corazza e di asta e poi affronta il nemico.
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Corrispondendo alle 3 nescienze (delle tre verità), le illusioni sono distinte in tre tipi e vengono così suddivise:
1. Illusioni derivanti da:
1.1. False visioni (erronee percezioni della realtà) quali:
1.1.1. l'ego esiste indipendentemente dai processi fisici e mentali che costituiscono la vita;
1.1.2. l'ego (la vita) viene totalmente distrutta con la morte o, al contrario, persiste immutato dopo la morte;
1.1.3. mancanza di riconoscimento della legge di causa ed effetto;
1.1.4. pregiudizi e attaccamenti alle visioni erronee;
1.1.5. erronea valutazione delle pratiche religiose e dei precetti da rispettare per conseguire l'illuminazione.
1.2. Emozioni (che ingannano, velano la mente e accompagnano le false visioni):
1.2.1. attaccamento;
1.2.2. avversione;
1.2.3. torpore;
1.2.4. irrequietezza;
1.2.5. dubbio.
Da queste a) deriva declino fisico e spirituale degli esseri umani, che b) comporta una vita disordinata, la quale, a sua volta, c) produce disordine sociale e ambientale.
2. Illusioni innumerevoli come granelli di sabbia o particelle di polvere (o illusione della uniformità dei fenomeni): impediscono di vedere le differenze degli esseri che il bodhisattva desidera salvare, differenze che richiedono di padroneggiare innumerevoli (come i granelli, etc.) mezzi idonei.
3. Illusioni derivanti dall'ignoranza fondamentale (skr.: avidya): impediscono la comprensione della verità della Via di mezzo.
Contemplare le verità e sradicare le illusioni è un processo unitario in cui solo didatticamente possiamo distinguere un prima e un dopo, un mezzo e un fine.
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"Ennyu sa ndai" e "Isshin sangan"
Tre Verità
Tre illusioni
Tre meditazioni
Tre saggezze
verità della non-sostanzialità (giapp. kutai)
di visioni e pensieri
contemplazione del vuoto di tutte le esistenze, che conduce dalla molteplicità alla vacuità
degli uomini dei due veicoli [consistente nella conoscenza trascendentale (onniscienza olistica) degli aspetti generali della realtà fenomenica]
verità della provvisorietà (giapp. ketai)
relative alle differenti vie di salvezza
contemplazione della transitorietà o provvisorietà di tutte le esistenze, che conduce dalla vacuità alla molteplicità
del bodhisattva [consistente nella conoscenza trascendentale (onniscienza discriminante) degli aspetti individuali della realtà fenomenica]
verità della Via di mezzo (giapp. chutai)
da ignoranza
trascendentale
meditazione che contempla insieme i due aspetti precedenti e conduce alla Via di mezzo
dei buddha [consistente nella conoscenza trascendentale (onniscienza totale) degli aspetti generali e individuali della realtà fenomenica e della Verità ultima che la permea]
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Dieci contemplazioni in dieci modi
Poiché i dieci oggetti possono essere contemplati ciascuno secondo dieci modalità si hanno in tutto cento diverse possibilità. Dieci contemplazioni in dieci modi:
modi (difficoltà decrescente)
oggetti (secondo le opportunità)
1) visione continua della Realtà ultima, cioè visione dei 3000 mondi in un singolo momento della vita o della mente (ichinen sanzen), il che può esprimersi anche nei termini dell'unità delle tre verità [applicando tale modo alla contem­plazione della mente (oggetto 1), viene attualizzata l'osservazione in 4 fasi]; l'intero universo è contenuto in un semplice pensiero e il pensiero permea il mondo; unione con tutti coloro che, in questo momento sono in meditazione/preghiera, unione col respiro del mondo: "contemplate le verità misteriose"
1) mondo fenomenico, inclusi la mente e il corpo; l'effettivo mondo quotidiano
2) [poiché si accede a questo livello se non è stato possibile conseguire risultati col primo, il praticante riconoscerà le sue insufficienze nella pratica della compassione]; riaffermazione dei voti del bodhisattva; risveglio della mente che aspira all'illuminazione (di tutti gli esseri senzienti): "conservate in voi un cuore misericordioso"
2) mondo delle contaminazioni o dei desideri che disturbano e inquinano la mente; stato di agitazione (che può produrre le malattie di cui al punto 3)
3) equilibrio (e unità) di concentrazione e saggezza, di calma e visione profonda: "mantenete sempre tranquillo il vostro cuore"
3) malattie del corpo
4) liberazione dagli attaccamenti:
"siate sempre liberi da ogni attaccamento"
4) manifestazioni del karma [le malattie del punto 3 possono favorirne la presa di coscienza]
5) corretto giudizio di ciò che conduce alla illuminazione e di ciò che è di ostacolo; corretto giudizio di ciò che è bene e di ciò che è male:
"discernete il cammino vi porta alla verità da quello che invece rappresenta un ostacolo"
5) azione di spiriti malvagi ovvero ostacoli alla concentrazione e all'illuminazione ancora presenti;
6) integrare quelle condizioni per l'illuminazione [dall'insieme di 37] che aiutino per avanzare verso l'obiettivo;
"praticate ciò che vi fa progredire"
6) pericoli insiti nella meditazione (come l'attaccamento a essa), presenza di fattori di distrazione
7) eliminare gli ostacoli (impedimenti) all'illuminazione [per cui può essere utile la contemplazione delle 6 paramita]:
"eliminate gli ostacoli"
7) visioni erronee, fattori di distrazione
8) corretta valutazione del proprio livello di sviluppo spirituale: "rendetevi conto del livello raggiunto" nella vostra vita spirituale
8) arroganza e orgoglio del proprio progresso spirituale
9) esercizio della pazienza, conservando una mente tranquilla e indisturbata dalle condizioni avverse o favorevoli:
"mantenetevi nella pace sopportando le cose spiacevoli"
9) pericoli degli stadi dei due veicoli hinayana [degli sravaka o allievi, uditori, e dei pratyekabuddha o buddha o saggi solitari], che possono comportare attaccamento alla Vacuità astratta [individualismo, saggezza senza compassione]
10) non attaccamento alle pratiche religiose:
"eliminate ogni attaccamento [anche alle pratiche religiose, ricordando che sono upaya]"
10) pericoli del sentiero del bodhisattva, che possono comportare un eccessivo coinvolgimento nell'azione [attivismo, compassione senza saggezza, dimenticanza della Vacuità]

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Fonte: http://web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/CulturaBuddhista/5pratica/medittendai.html

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