"L'Hara e il Desiderio" di Ambra Guerrucci

Federico Bellini, Ambra Guerrucci, Libri, Spiritualità, Meditazione, Ricerca Interiore, Cosmologia, Civiltà Extraterrestri, Ufologia e Filosofia Alternativa
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Quando l’energia dell’hara fluisce naturalmente e libera da blocchi, nutrendo i chakra ed i corpi sottili, ne consegue uno stato di soddisfazione e appagamento indipendentemente dalle condizioni esterne, accompagnato dalla sensazione di essere pieno di energia e di amore per ogni aspetto della vita. Bisognerebbe insegnare agli individui, fin dalla tenera età, che la fonte dell’appagamento risiede in loro stessi, invece di lasciargli credere che la fonte del benessere provenga dal mondo esterno. La mancata comprensione di questa realtà non deriva solo dagli ideali, ha una causa molto più profonda. Perfino nell’utero il bambino viene nutrito dall’esterno, dalla madre, attraverso il cordone ombelicale, ma alla nascita il cordone viene reciso e la situazione diventa precaria. È il momento in cui il bambino diventa individuo poiché viene interrotta l’unione con la madre che fino a quel momento era la diretta fonte di nutrimento, sostituita adesso dal seno o dal biberon. Più tardi anche quest’ultima forma di nutrimento scompare, subentrano modi molto più complessi e distanti dalla madre. Queste fasi instaurano nel bambino la tendenza psicologica a sopperire ai propri bisogni cercando oltre il proprio essere, si tratta di un meccanismo associativo mentale secondo cui ogni forma di nutrimento viene percepito all’esterno e da quel momento il bambino cercherà cibo, amore, attenzione, felicità e appagamento nel mondo. Crescendo si va in cerca di forme sempre più sofisticate di nutrimento: prestigio, fama, denaro, potere, lodi… tutte cose che pensiamo possano renderci felici e che cerchiamo di ottenere sempre al di fuori di noi. Ai bambini, purtroppo, non viene insegnato che la forma fondamentale di nutrimento, per ognuno dei nostri corpi, compreso quello fisico, è l’energia proveniente dall’hara che viene poi distribuita in tutto l’insieme del sé. A causa di questa ignoranza le persone vivono la vita vagando alla ricerca di oggetti che provochino in loro benessere, che li facciano sentire nutriti e sicuri come nell’utero materno, senza prendere in considerazione il luogo più vicino al cordone stesso: l’hara. Questa tendenza a cercare ogni forma di nutrimento all’esterno è la base del desiderio umano ed è proprio questa che ci porta a correre dietro a qualsiasi cosa che prometta di dare soddisfazione, ma questa non dura molto in quanto per sua natura il desiderio è insaziabile. Per quanta soddisfazione si possa trarre dal conseguimento dell’obbiettivo desiderato, il desiderio stesso non rimarrà lontano a lungo dato che questo è solo un palliativo ed il vero nutrimento è assente. Quando si ottiene l’oggetto del desiderio si prova una temporanea sensazione di felicità, ma l’ambizione a qualcosa di nuovo non tarderà ad arrivare ed il reale appagamento rimane più lontano che mai, questo provoca lo stato di frustrazione che quasi ogni uomo conosce. Una sensazione naturale di nutrimento nasce quando si comprende profondamente che non è possibile trovare una fonte di appagamento inesauribile nel mondo esterno, si inizia a sperimentare e a connettersi con la propria fonte d’energia che risiede nell’hara. Così facendo si scopre che la “fame” può essere soddisfatta per sempre, grazie alla metafisica connessione con il centro della vita ed il desiderio si dissolve naturalmente. Propongo un esperimento: chiudi gli occhi e focalizza la tua attenzione su un oggetto che desideri, immagina di possederlo, senti che è così e goditi il momento di felicità che ne consegue. Lascia adesso che l’oggetto scompaia e concentrati sulle sensazioni che sono state sollecitate precedentemente. Se bene pensiamo che queste emozioni dipendano dall’oggetto esso ne è soltanto lo stimolo; le sensazioni provengono dall’interno del nostro essere e possono, pertanto, essere sperimentate indipendentemente dall’oggetto che le ha provocate. Quando sei centrato nell’hara puoi ancora godere di oggetti materiali, anzi ne godrà molto di più dato che è assente: la bramosia che ci fa muovere da un desiderio all’altro, l’attaccamento a l’oggetto e quindi la paura di perderlo o che esso possa modificarsi. Più l’energia vitale fluisce liberamente, nutrendo chakra e corpi sottili, più questi diventano vivi e vitali e la persona si sente soddisfatta, godendo in profondità di ogni attimo, dei doni della vita e ricevendo sempre di più, ma se ci sono blocchi, l’energia non fluisce a dovere, ti sentirai vuoto e nessun desiderio di darà appagamento. Lo stereotipo del vecchio ricco, circondato da bellissime e giovani ragazze, ma che appare triste e frustrato, rappresenta una verità: se sei mezzo morto non puoi godere della vita e chiunque abbia i corpi sottili mal nutriti sarà in queste condizioni, a prescindere dall’età. Una dinamica energetica fa si che più alto è il desiderio e meno energia fluirà ai corpi sottili, più alto è il livello di vitalità dei corpi sottili e meno energia andrà al desiderare. Non per questo si deve reprimere il desiderio, ciò servirebbe soltanto a nasconderlo alla luce della coscienza, a farlo spostare nell’inconscio, il modo per trasformarlo è semplicissimo: godersi di più la vita, ciò che abbiamo e centrarsi nell’hara. Il desiderio, dato che è un sintomo di sconnessione fra l’hara e i corpi sottili, può essere anche usato per scoprire dove si trova il blocco, curare le distorsioni energetiche e ripristinare l’armonia. Per concludere ecco una tecnica semplice per eliminare il desiderio, si trova nel Vigyana Bhairava Tantra, dove un sutra di Shiva afferma: “Quando un qualsiasi desiderio insorge,consideralo. Poi, d’acchito, abbandonalo”. Quando si prova un desiderio, secondo questa tecnica, bisogna osservarlo dall’esterno, senza alcun giudizio, senza repressione, semplicemente limitiamoci a considerarlo per ciò che è, nella sua purezza, senza assecondare il bisogno della mente di interpretalo e giudicarlo. Lasciamo da parte la mente, il passato, l’educazione, il condizionamento; semplicemente restiamo testimoni imperturbabili del desiderio che si è affacciato alla nostra consapevolezza: questo vuol dire considerarlo. Fatto questo sarà facilissimo abbandonarlo: c’è un desiderio, non lo hai represso, il tuo intero essere l’ha accolto, ed infine limitati a dire “lo lascio”. Fino a prima tu e il desiderio eravate una sola cosa, ma adesso, se si osserva davvero senza identificarsi con esso, ci si separerà da lui e si abbandonerà naturalmente.

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