"Basi Aliene sotto i Monti della Toscana?" (prima parte)

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Guardando dall’alto tutta la piana pisana che abbraccia non soltanto il Monte Pisano, ma anche la stessa città di Pisa e la campagna circostante, viene da chiedersi quanto notevole fosse il fascino che, questo monte, ha esercitato sulla sua storia...
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Al di là delle origini leggendarie che la avvolgono, e che si perdono in tempi remoti tanto da far considerare Pisa una tra le città più antiche d’Europa, da un punto di vista geografico è interessante notare la formazione in cui è sorta, posizione certo strategica, forse non all’inizi, ma certamente caratteristica, trovando attraverso il Monte Pisano non solo una barriera naturale, ma anche politica, sociologica e militare. Da un punto di vista più attinente alla nostra ricerca, è indubbio non rilevare una curiosità geografica, comprendete il triangolo quasi perfetto che si forma unendo le cime del Monte Castellare, con quello del Monte Verruca, ed infine con il centro costituito dal Ponte di Mezzo a Pisa. Ancor più singolare è la posizione in linea quasi retta con il Monte Castellare, anche se nell’attuale tracciato urbano non ci sono strade che puntano verso questo monte, cosa che forse in antichità poteva anche esistere, riscontrabile per un ampio tratto con l‘attuale statale del Brennero costeggiando poi il “fosso del monte”, in rapporto alla funzione divina e sacra che il Monte Castellare ha rivestito per il popolo Etrusco. Ma queste sono soltanto supposizioni, del resto presumibilmente fondate, dato che buona parte dei materiali che nella Pisa Etrusca venivano impiegati, provenivano dal Monte in questione. Per certo è che il Monte Pisano è stato uno dei primi luoghi popolati della valle di Pisa, ancora prima che la città nascesse, dato che in età Neolitica la piana doveva trovarsi in una zona insalubre e paludosa. Le prime fonti storiche della presenza umana sul Monte Pisano risalgono a 20.000 anni fa, con ritrovamenti avvenuti nella Grotta del Leone e della Buca dei Ladri, nonché nella Romita di Asciano, ed è in quest’ultima che l’interesse dagli studiosi si è focalizzato per anni, dato che questo sito, il quale nome deriva dalla sua funzione di eremo fino al cinquecento, in sette metri di stratigrafie si sono conservati per quattromila anni i resti di frequentazione umana quasi ininterrotta. Già nel 2.300 a.C. nel periodo Eneolitico, fu usata come sede per le deposizioni funerarie e per riti sacri nei quali venivano impiegate ossa di pene di Lupo. I materiali inoltre rivelano contatti con i popoli di altre regioni come la Liguria, il Lazio, le Marche e l’Abruzzo, con una presenza di reperti tipici di popoli protovillanoviane della fine dell’Età del Bronzo e con una verosimile continuità con l’Età del Ferro. Altro sito importante è costituito dal Monte Catrozzi, una collina sopra l’attuale paese di Santa Maria del Giudice, che risulta frequentato dall’epoca Etrusca sino a quella moderna, un sito molto simile a quel del Monte Castellare, sia per i reperti recuperati, sia per lo sviluppo insediativo che si è succeduto nei secoli. E’ stata notata anche una frequentazione protostorica, grazie al rilevamento di graffiti sul monte, collegati ad una secolare attività estrattiva della pietra (come nel Monte Castellare e la Verruca) graffiti che con le attuali piogge acide, si stanno perdendo irrimediabilmente. Sappiamo per certo che il territorio compreso tra le valli fluviali del Serchio (Auser) e dell’Arno, facevano dunque parte dell’Etruria storica e hanno sbagliato per molti anni quegli storici e archeologi, che consideravano questo territorio pisano come dominio ligure. Stupisce l’abbondanza delle fonti antiche su Pisa, che tengono per lo più ad affermarne l’origine greca, mentre la sua etruscità e la sua origine sono altresì messe in risalto da Virgilio nell’Eneide nei versi che descrivono i soccorsi delle città Etrusche a Enea, nel corso della guerra contro Turno. In tali versi ad un certo momento si parli di Asìla: Terzo è Asila, interprete grande / tra uomini e Numi a cui obbediscono i visceri / delle vittime, le stelle del cielo, le voci dei volucri / e i lampi e le folgori; mille guerrieri astati conduce / che Pisa d’origine Alfea, ma etrusca di suolo / aveva commesso al suo cenno. Viene quindi da domandarsi se è forse Asìla, il principe-sacerdote che guidava le truppe pisane in aiuto di Enea, colui al quale è dedicato il grande tumulo di Via San Jacopo? Ma al di la di tali suggestioni, anche se avvalorate dal fatto che Asìla è stato Signore dei pisani del tempo, per certo la città è stata Etrusca, tanto da essere considerata una tra le dodici città che formavano la lega dei popoli etruschi.
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Un territorio popolato dai misteriosi Etruschi
La città si sarebbe formata dall’unione, coatta o meno di vari villaggi, con un fenomeno tipico per l’epoca e come di altre città etrusche, chiamato sinecismo. Alcuni interpretano questo fenomeno anche attraverso la denominazione latina della città attraverso il suo pluralia tantum: Pisae. La città e il territorio già in epoca alta, appare inserita in un grande circuito di scambi che collega l’Etruria con la Grecia e la Massalia. Dal V secolo sono stretti i rapporti commerciali con l’Etruria Padana, riscontrati anche nei siti rinvenuti nella valle del Serchio come nella Romita di Asciano, confermando del resto una tradizione di contatti che risale sino alla preistoria. Tutto il territorio risulta ampiamente frequentato nel periodo villanoviano: rinvenimenti sono segnalati a Poggio al Marmo presso la foce del Serchio, Isola di Migliarino, area Scheibler, periferia di quella che sarà poi l’area urbana etrusca di Pisa, come sul Monte Pisano nella Grotta del Leone, la Romita di Asciano, il Monte Castellare, nel bacino del Bientina e in molte altre zone. L’abbondanza di insediamenti individuati rivela l’importanza che l’area del Monte Pisano dovette avere per la città etrusca di Pisa, e i materiali di pregio come la ceramica attica, frammenti o una fibula di provenienza iberica ritrovata sul Castellare, denunciano gli stretti legami tra questi insediamenti e la città. Che la città e queste fondazioni fossero strettamente dipendenti, si rileva dal fatto che, al periodo di crisi che si manifestò sul finire del V secolo a.C., seguì sul Monte Pisano una fase di rioccupazione e fondazione di nuovi insediamenti, in una sorta di catena o piccoli nuclei fortificati, sorti su alture non molto elevate, in posizione strategica, da dove esercitavano una funzione di controllo e di difesa di quello che doveva essere l’immediato confine settentrionale del territorio della città di Pisa, e che verrà ricalcato in età alto medioevale, dall’organizzazione delle fortificazioni a controllo del confine con Lucca. Fortificazioni a struttura e funzioni militari che avevano inglobate anche una utilità religiosa con nuclei abitativi, modesti insediamenti a vocazione agro-pastorale. Viene da ipotizzare, che vicino a questi insediamenti come nella vicina città di Pisa, sorgessero delle necropoli, molte delle quali ricche come quella posta tra la città e il Monte. Chi passava la strada calando da quello che oggi viene chiamato “Passo di Dante”, sopra San Giuliano Terme, si ritrovava immerso nel fasto e la potenza della città, all’interno di una sorta di presentazione, simile alle fastose tombe a tumulo di Populonia che sorgevano in riva al mare, proprio all’approdo delle navi. Sul Monte Castellare sono state rinvenute ceramiche dell’Età del Bronzo, che indicano al momento la fase più antica dell’occupazione umana, mentre al di sotto dei livelli medioevali e delle mura altomedievali sono venute alla luce strutture rigorosamente orientate secondo i punti cardinali, pertinenti ad un edificio etrusco, nel quale settore est sono state ritrovate due celle con muri in blocchetti di notevole spessore ed altezza. Il sito in questione ha restituito abbondanti materiali databili dall’VII secolo fino alla tarda età classica che sembrano indicare una destinazione a luogo di culto; fra i materiali rinvenuti figurano infatti punte di frecce a lamina, non utilizzabili per la caccia o la guerra. Non è improbabile che il santuario avesse anche una funzione di avvistamento e di protezione della città, di controllo delle cave e dei flussi della transumanza. Sostanzialmente il Monte Castellare per la sua conformazione geologica, (vi troviamo le cosiddette “buche delle fate”, dei pozzi naturali che mettevano in comunicazione con il mondo dei morti e degli inferi, sia per il materiale costituito, calcare adatto ad essere lavorato) poteva essere considerato a tutti gli effetti, un monte sacro, e forse proprio dal Castellare veniva cavato il marmo necessario alla realizzazione dei cippi, manufatti con valore sacro realizzati con la pietra di un monte sacro.
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La Rocca della Verruca
Il Castello o Rocca della Verruca corona il monte omonimo a circa 540 metri di quota e la sua nascita e la sua storia è strettamente legata al borgo di Calci, che sorge al centro della vallata sottostante. Calci è sempre stato profondamente legato alle vicende della vicina e potente città di Pisa e a tutte le guerre che la interessarono nel corso dei secoli. La storia documentata degli insediamenti nella zona parte dal 780, il territorio fu difeso fin da quel tempo da una roccaforte sita nel luogo della futura fortezza, posizione ideale per controllare il fiume Arno e la sua pianura, all'epoca ancora paludosa, fino al mare. Per questo la fortezza della Verruca ha sempre costituito un quasi inespugnabile caposaldo per tutti gli eserciti e le potenze interessate alla conquista e controllo del territorio circostante. Molte sono le famose e sanguinose battaglie combattute nel calcesano: nel 1288 fra Guelfi pisani e esercito lucchese, nel 1328 invasione tedesca di Ludovico di Baviera, nel 1363 invasione Fiorentina, nel 1369 invasione delle truppe di Carlo IV di Boemia e nel 1375 di quelle Inglesi di John Hawkwood (Giovanni Acuto). Nel 1402 Pisa fu comprata dai Fiorentini e la Fortezza della Verruca, ultimo baluardo di resistenza, venne espugnata e distrutta per evitare che tornasse ad essere una minaccia. Nel 1503 Pisa insorse nuovamente e la guerra interessò nuovamente la Fortezza, le truppe fiorentine furono costrette a riconquistare nuovamente la Verruca, fulcro della resistenza nemica. La resa avvenne, non dopo lunghi e sanguinosi scontri, il 18 giugno dello stesso anno e fu il colpo di grazia per le speranze di indipendenza Pisane che capitolò definitivamente in mani Fiorentine sei anni dopo. L'aspetto attuale della Fortezza è quello che deriva dai lavori di restauro, e rafforzamento eseguiti dopo questi fatti bellici. La Verruca, pur essendo un opera molto particolare, è considerata un manufatto disomogeneo e compromissorio a causa delle diverse fasi e dei diversi autori che ne curarono la costruzione. La prima cosa che salta agli occhi è che possiamo considerare le sue mura, uno dei pochi esempi di bastionatura eseguita con pietrame sfuso al posto dei caratteristici mattoni in cotto, usati all'epoca per questi interventi. In generale si nota che la ricostruzione, progettata inizialmente nientemeno che dal genio di Leonardo Da Vinci, fu eseguita con scarsa cura e senza il solito rispetto delle proporzioni, con una fretta eccessiva dovuta alla necessità di rendere difendibile questo punto nevralgico al fine della definitiva sottomissione dei pisani. Il fronte principale è molto bombato e ha torrioni cilindrici alle due estremità attribuiti all'architetto Luca del Caprina, della scuola del Arancione, mentre l'ingresso principale si apre all'estrema sinistra del fronte; il bastione di nord-ovest, il peggio eseguito, è invece attribuito ad Antonio da Sangallo. La parte più anomala è l'angolo ovest: ha una punta poligonale e possiede il fianco solo dal lato settentrionale, mentre nell'interno del recinto si trova un roccione affiorante e una edificio in stato di forte degrado. La scarsa qualità della costruzione e i secoli di abbandono hanno fatto si che la Fortezza risulti oggi in una condizione di avanzato degrado.
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Scoperte storiche ed archeologiche
Riguardo la zona del monte della Verruca sono da tenere in considerazione i rinvenimenti effettuati a Caprona, dove sono stati trovati frammenti di vasi a vernice nera, mentre sul Monte Bianco viene ipotizzato un insediamento in relazione alla necropoli segnalata nel rinvenimento a Noce, di un cippo funerario a clava in marmo, privo di decorazioni o iscrizioni e mancante del bulbo abbandonato in mezzo all’erba proprio sul ciglio di una balza, alla base della quale si apriva una cavità scavata artificialmente, probabilmente una tomba a camera. Se il cippo denuncia la presenza in zona di tombe è da affermare anche la presenza di un insediamento nelle immediate vicinanze. Sulla Verruca invece fu rinvenuto un gruppo di diciannove asce di bronzo, databili fra il XVI - XV sec a.C. trovate presso la Rocca, questo ripostiglio testimonia una produzione di oggetti metallici alquanto sviluppata in epoca così alta, cosa che invece andrà persa durante il periodo villanoviano in tale luogo. Per la Verruca possiamo supporre una continuità di frequenza umana da un epoca più antica dell’età del Bronzo, passando da un periodo etrusco il quale non lascia tracce di presenza, fino ad arrivare ad un ipotetico periodo romano, in cui sulla Verruca si presume fosse esistito un tempio dedicato a Giove. Forse può trattarsi di una leggenda, ma è certo che in Verruca fu rinvenuto un frammento di antica iscrizione “in caratteri fenici od etruschi”, interpretata, completando dove mancavano lettere come: (IO) VI FIAZZO, parola quest’ultima che dice confrontabile con il termine ebraico Phiaz = Boccaforte. L’interpretazione che se ne trae, forse fantasiosa, è che sulla Verruca sorgesse un tempio dedicato a Giove. Del resto per suffragare tale teoria, viene naturale chiedersi da cosa trae origine il nome Montemagno? Se l‘origine di tale nome è sicuramente romana, è da chiedersi cosa significasse per il popolo romano e quale importanza potesse rivestire quel luogo, del resto Montemagno, dal latino Mons Magnus, significa monte ampio, grande, importante, potente, illustre, glorioso, superbo, ecc., nome che forse affondava la sue radici nell‘importanza di un insediamento che si trovava all‘apice della Verruca. Ma a parte tali supposizioni, è da notare come sino al XII-XIII secolo, negli statuti del comune di Pisa, e quindi storicamente, non compaia mai la più famosa Rocca, essa appare soltanto dal XIV secolo e sopratutto a partire dal Quattrocento nelle vicende storiche della città di Pisa. Storicamente il nucleo più antico del suo complesso è senz’altro databile all’VIII secolo, come dell’861 è già nominata la chiesa di San Michele Arcangelo in Verruca come dipendente dalla diocesi di Lucca, mentre dal 996 si ha notizia dell’Abbazia. Di questo edificio si presume che l’origine si debba attribuire ad Ugo, Marchese di Toscana dal 961 al 1001, tanto che viene considerata come una delle sette abbazie da lui fondate. Ora le abbazie o le chiese di un tempo, anche a seguito di quel fenomeno che fu l’eremitaggio, erano solite sorgere in luoghi lontani dalla città, dalle vie principali di commercio o dai paesi, spesso soggette a particolari concentrazioni energetico/geologiche. Intorno a tali abbazie si formarono spesso nuclei urbani e borghi, molti dei quali scomparsi, mentre altri sono resistiti nel tempo sino ad oggi. E’ interessante notare, come nelle successive strutture alto medievali e medievali stesse, la gente dell’epoca per costruire i nuovi edifici, utilizzasse materiali già preesistenti in luogo. Per questo le rovine di una Pisa Etrusca o Romana, come nel contado e sui Monti Pisani, tolti alcuni casi sporadici, sono scomparse, magari venendo di nuovo impiegate in strutture successive, come per questo motivo è facile presupporre che la presenza di un edifico religioso sul Monte Verruca possa essere stato alquanto probabile, anche se non certo, data la sua posizione strategica sopratutto da un punto di vista militare per tutta la piana pisana sino al mare; certamente una posizione più privilegiata e panoramica rispetto al Monte Castellare.
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Il Monte Castellare e la Buca delle Fate
Il Monte Castellare è un'area naturale protetta di interesse locale italiana istituita nel 1997, situata nei pressi di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa. Il Monte Castellare è inserito nel contesto del Monte Pisano esattamente nella zona sud occidentale, e l'area è sostanzialmente la vetta e le pendici meridionali del Monte stesso, posto a metà strada tra le province di Pisa e Lucca. La composizione del terreno è prevalentemente calcareo e roccioso, questo ha incentivato la proliferazione di numerose cave sparse per le pendici del monte, adibite all'estrazione di materiale calcareo e marmo bianco, estratto già in epoca etrusco-romana. All’interno della collina si trova una grotta, meglio conosciuta come Buca delle Fate (anche conosciuta dai residenti del luogo come Buche Tane), un sistema ipogeo di origine carsica, il più grande del Monte Pisano, raggiungendo 185 metri di profondità e ben 500 metri di sviluppo. Conosciuta fin dagli anni cinquanta del XVIII secolo, questa grotta è stata esplorata da avventurieri e naturalisti tra cui Giovanni Bianchi che la descrisse così: «il qual monte al di dentro è tutto scavato per una grande caverna, che in esso si ritrova, la quale ha sette od otto aperture in varie parti del monte, le quali aperture sono chiamate volgarmente Buche delle Fate». Tuttavia le prime importanti esplorazioni da parte di gruppi speleologici locali avvennero solo nel XX secolo, rilevando la presenza, nel fondo, di una parete ricca di concrezioni. Le cinque entrate si trovano sul versante sud occidentale del Monte Castellare e vi si può facilmente accedere dalla vecchia strada che porta alla Villa Belvedere. L'origine del nome è da ricercarsi dalle tradizioni popolari che hanno avvolto questa grotta, ed in particolare le sue entrate, in un alone di mistero. Sono infatti numerose le storie di persone cadute al suo interno e mai più recuperate, il che ha fatto credere che si trattassero di “buche senza fine”. Inoltre la fuoriuscita di vapore acqueo durante l'inverno, insieme alla vicinanza delle sorgenti termali, ha sempre fatto pensare erroneamente alla popolazione che si trattassero di origine vulcanica.
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Scoperte storiche ed archeologiche
Il Monte Castellare, dopo aver visto la nascita di un avamposto militare e santuariale in epoca etrusca, fu abbandonato inspiegabilmente durante l’epoca romana, anche se non è da escludere che il precedente santuario etrusco sia stato utilizzato dai romani come luogo di culto e avamposto militare, magari restaurando la struttura già esistente senza apportare nuove modifiche, tanto che dai rinvenimenti fatti dagli archeologi, sembra che da quelle stesse rovine si passi dal periodo etrusco ad uno altomedievale, senza che il popolo romano abbia cercato di mettervi mano; del resto il monte è sempre stato considerato una cava importante per la creazione non solo della città romana di Pisa, ma anche per i vari manufatti per scopi ornamentali e funerari. A parte questo piccolo mistero storico-archeologico spiegabile come ho sopra accennato, arriviamo in un periodo compreso tra XI? e la metà del XII secolo, periodo in cui ogni manufatto per specificità del terreno, collocazione geografica, sviluppo urbanistico e vicende storiche, risulta diverso alle precedenti epoche, con castelli in pianura, proprio alle falde del monte e castelli invece posti in posizioni dominanti, come nel caso del Castellare, magari ricalcando insediamenti ancora più antichi e riutilizzando lo stesso materiale per le nuove costruzioni insediative. In questo periodo è scarsa la documentazione, sia nelle cronache come nei riferimenti topografici, per questo alcuni hanno identificato i resti di un Castello sul Monte Castellare come un precedente Castello del vicino paese di Asciano, che a quanto pare era già munito in quest’epoca di un castello databile al 976, anno ricordato in una pergamena della Primaziale Pisana, da alcuni studiosi indicata in una località chiamata Castelvecchio, quindi è da chiedersi come sia possibile che un solo paese possa aver avuto due castelli, uno a monte ed uno a valle? Piuttosto è da ritenere che l’insediamento del Monte Castellare sia stato da sempre autonomo con tanto di borgo interno, posto in una situazione strategica con la strada che collegava Lucca con la piana pisana. Anche in questo caso si creerebbe una situazione simile all’originaria Rocca della Verruca, che molti fanno coincidere erroneamente, come castello o Rocca del più a valle borgo e castello di Montemagno, del resto dai materiali di scavo provenienti dal Castellare è stato rilevato che all’interno fiorì tra l’XI e la metà del XII secolo, una vita familiare: sono stati trovati una macina e oggetti d’uso femminile, nonché una tomba a cassetta con il corpicino di un neonato, inoltre monete di conio lucchese sembra nei pressi di un focolare, tanto da indicare che gli abitanti appartenevano ad un ceto abbastanza alto; questo gruppo di monete ha offerto un valido aiuto per la datazione della frequentazione del castello, monete che portano i nomi degli imperatori Corrado II ed Enrico II, quindi databili non oltre la metà del XII secolo. Semplice risulta la pianta del Castellare, un recinto di mura trapezoidali racchiude ambienti i cui tetti a piastre di scisto si appoggiano alla muraglia esterna, spiovente all’interno, a impluvium su di un cortiletto aperto, l’ingresso, inoltre, si apre su di un lato corto del trapezio, ed è rivolto ad est verso l’attuale abitato di Asciano. E’ interessante ancora notare come il castello del Monte Castellare fosse ubicato su un colle dai quali nello stesso periodo venivano estratti blocchi di calcare destinati alla costruzione delle mura di Pisa, quindi non è improbabile che le varie incursioni compiute dai lucchesi, fossero indirizzate proprio ad impossessarsi di castelli in qualche modo legati alle attività estrattive. Ed è proprio dalla seconda metà del XII secolo, quando le mura di Pisa erano in piena fase costruttiva, che il Castello del Monte Castellare non venne più ricostruito sulla cime del colle per la sua posizione non sufficientemente strategica, tanto da orientare gli abitanti della zona verso la costruzione di un castello nella palude che chiudeva la via per Pisa alle incursioni lucchesi, che si facevano sempre più pericolose per la città stessa. Per questo motivo l’insediamento del Monte Castellare risultava di per se autonomo e certamente legato all’estrazione dei blocchi di calcare per la costruzione delle mura nella città di Pisa, come già era avvenuto in età etrusca e forse romana, per certo però rimane una qualche forma di “anonimato” di un borgo e avamposto militare che alcuni studiosi hanno voluto identificare come una misteriosa lacuna, quasi nel voler celare o nascondere un antica, ancestrale e più tetra realtà.

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Autore: Federico Bellini

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